Quanti di noi da bambini hanno ricevuto almeno una volta in dono dai propri nonni una caramella alla carruba? Il sapore estremamente dolce, il colore ambrato, ci riportano indietro nel tempo come lontana è l’origine di questa pianta.

Il carrubo, albero spontaneo del bacino orientale del mediterraneo, deve il suo sviluppo ai Fenici e ai loro successori, i Cartaginesi, come conferma l’Enciclopedia Agraria Italiana. Successivamente furono i romani ad ampliare le coltivazioni del carrubo, mentre nel medioevo gli arabi, conquistatori del Mediterraneo, diffusero le coltivazioni anche in territori più caldi e aridi. Essi sfruttarono inoltre il peso dei semi del carrubo, che ritenevano essere costante, per definire l’unità di misura del carato d’oro. Nella seconda metà del ‘700 la produzione era valutata in 60 mila quintali l’anno. Come accade per molte risorse del passato, anche la storia del carrubo s’intreccia tra sacro e profano, è infatti detto “pane di San Giovanni”, poiché la leggenda vuole che il Battista si nutrisse nel deserto dei frutti di quest’albero. Tuttavia si narra anche che proprio il carrubo selvatico fosse l’albero al quale Giuda s’impiccò. Ciò gli valse un periodo di emarginazione che tuttavia ha cessato di esistere da quando le proprietà nutrizionali, tecnologiche e medicinali della pianta secolare del carrubo sono state recentemente evidenziate.

Ragusa è oggigiorno il secondo produttore al mondo di carrube con l’industria LBG, di Giancarlo Licitra, un ragusano tornato in patria e desideroso di far crescere quella che nel territorio è una delle produzioni più dinamiche in tema di import-export. In particolare la produzione è centrata sulla realizzazione di un additivo 100% naturale, E410, corrispondente alla farina di carrube, avente funzione addensante, stabilizzante ed emulsionante. Ogni anno LBG produce 3.000 tonnellate di farina di semi di carruba che esporta in tutto il mondo.

Andando ad analizzare la composizione nutrizionale della farina derivata dai semi di carrube troviamo un’elevata percentuale di zuccheri e un contenuto irrisorio di grassi, utilizzata spesso come valido sostituto del cacao con il vantaggio di non contenere sostanze eccitanti del sistema nervoso come caffeina e teobromina. Dal punto di vista proteico nella farina di carrube troviamo 4g di proteine per 100g di prodotto e 40g di fibra vegetale. Tra gli elementi importanti troviamo Calcio e Ferro che per 100g coprono il 45% e il 30% rispettivamente del fabbisogno giornaliero dell’adulto. Tra le vitamine si annoverano quelle della serie B, le vitamina A, C ed E, queste ultime potenti antiossidanti che le hanno dato opportunità di impiego alternative all’industria alimentare. Ebbene si, sempre sul territorio di Ragusa troviamo diverse spa e centri benessere che hanno deciso di adottare cosmetici anti-age, a base di farina di carrube, per i loro trattamenti, che conferiscono elasticità e idratazione alla pelle. Secondo la letteratura infatti la presenza di galattomannani creerebbe un sottile film sulla pelle con ph isoepidermico, in grado di cedere acqua allo strato corneo dell’epidermide.

Ma gli impieghi non si fermano a quelli dell’industria alimentare e cosmetica. Sin dai tempi antichi sono note le proprietà medicinali dei frutti di carrubo soprattutto per ciò che concerne i disturbi dell’apparato gastroenterico. Per il suo elavato contenuto di fibre infatti, assunta sottoforma di polvere, la carruba migliora il transito intestinale. Grazie alle sue proprietà chimiche anti acide neutralizza l’ambiente intestinale che si crea nelle enteropatie diarroiche, generando al tempo stesso un effetto meccanico di assorbimento dell’acqua dovuto alla presenza di cellulosa, pectine e lignina. Il gel colloidale che si forma migliora la peristalsi dando sollievo dai tipici crampi. Le stesse pectine alleviano le problematiche da reflusso gastroesofageo e da sindrome del colon irritabile grazie alla protezione che attuano sulle mucose della parete gastrica.

La ricerca ha inoltre evidenziato proprietà ipocolesterolemizzanti e  di riduzione dei trigliceridi grazie all’elevato contenuto in fibra e ai polifenoli contenuti nella stessa. A sostenerlo è uno studio pubblicato nel 2003 sull’ European Journal of Nutrition.

I polifenoli hanno infatti proprietà antiinfiammatorie e antiaterogene, inibendo l’ossidazione delle lipoproteine, la coagulazione di piastrine ed LDL, e promuovono l’azione radical scavenger. Può inoltre essere un valido aiuto nei regimi alimentari dimagranti grazie all’aumento di volume che si genera nello stomaco dopo ingestione che causa un rallentamento dello svuotamento gastrico e genera dunque un senso di sazietà.

Infine è un alimento sicuro per i soggetti affetti da celiachia poiché privo di glutine.

La nostra terra ancora una volta ci offre una richezza, un “oro scuro” e pregiato, che i nostri avi conoscevano bene e che oggi qualcuno tenta di valorizzare per rendergli il giusto onore e non abbandonare ciò che da secoli ha fatto parte del nostro panorama naturalistico.

Roberta Latifi

Roberta Latifi

Farmacista e a breve nutrizionista, penna di salute e benessere per 97100. La dott.ssa Roberta si dedica al suo lavoro promuovendo modelli di prevenzione della salute umana sulla base delle più aggiornate scoperte scientifiche, somministrandole in una rubrica ricca di spunti e curiosità.

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