Mi sono sempre più frequentemente chiesto, in questi ultimi anni che mi separano dal  primo cinquantennio, quanto tempo spendo realmente della mia vita per fare ciò che voglio fare, rispetto a ciò che penso dovrei fare. Le scelte contro corrente sono le più autentiche, quelle che stupiscono gli “altri”, giacché sono in controtendenza rispetto alle loro aspettative.

Penso peraltro che sia bello stupire e stupirsi: chi nutre speranza, sogni e passioni merita di scegliere, di stupire e di lasciarsi stupire, superando le banalità quotidiane e scegliendo di vivere la vita che si vuole veramente vivere: questa è per me la vera espressione della propria libertà. Sono state queste le riflessioni che mi hanno portato ad andare oltre la mia apparente area di confort, decidendo di riabilitare quella dimensione umanistica che ha sempre fortemente pulsato e bussato alle porte della mia anima.

E così, da ingegnere, direttore generale responsabile di produzione delle centrali elettriche di ERG, mi sono ricavato un cantuccio privilegiato di interiorità per pensare un po’ di più a quelle cose “umane” che contano davvero nella nostra vita, perché sprigionano un’altra forma più generativa di energia che può aiutare a migliorarci e a salvare il mondo del terzo millennio.

Ho sempre ritenuto peraltro che la completezza e la compiutezza realizzativa dell’essere richiedano più una sintesi che un’antitesi e, soprattutto, una pluralità di leve. Il divenire è l’unità degli opposti, sosteneva Eraclito ed è proprio da questa assunzione che vorrei partire per iniziare questo mio viaggio insieme a 97100.

L’Albero del Milicuccu, il titolo del mio primo libro, is back: il suo forte richiamo, che arriva sempre dalla terra natia e dalle mie radici, oggi mi propone, in una edizione intrigante e glocal, una nuova esperienza di storytelling, a partire dalla riabilitazione di quei valori autentici e non negoziabili di vero Umanesimo, oggi spesso sbiaditi dalla bassa risoluzione della globalizzazione e della disumanizzazione digitale.

E quindi iniziamo questo viaggio da Ragusa e Siracusa, città distanti appena 80 chilometri geograficamente, ma ben più distanti per cultura, tradizioni e storia, che hanno caratterizzato i momenti più intensi e più belli della mia infanzia e dell’adolescenza, offrendomi l’opportunità di un percorso personal-professionale in cui l’ingegnere e l’umanista si compenetrano e si alimentano, arricchendosi vicendevolmente. Entrambe le province hanno sempre goduto di una comune vocazione turistica, ma si caratterizzano per alcune specifiche peculiarità: il territorio ragusano per la sua prevalente tradizione artigianale e agricolo-imprenditoriale e quello siracusano, nonostante la ricchezza incomparabile del suo patrimonio archeologico e storico-artistico, per uno sviluppo industriale rilevante, accogliendo un polo petrolchimico tra i più grandi in Europa.

Ragusa, con un tessuto storico-sociale affine al connotato geografico del suo territorio, con i tipici muri a secco e le chiuse, baluardo della proprietà, della famiglia, del confine,  elementi che hanno fatto di questa città un esempio di valorizzazione della propria specificità, dei propri valori e dei propri prodotti e dei ragusani, nella loro genuina socialità, dei custodi orgogliosi della loro specificità territoriale e culturale.

Siracusa, con il modello fordista dell’industrializzazione che si trasforma in una città aperta e “plurale”, con il connotato di polis antica e moderna al tempo stesso, con un patrimonio tecnico e di innovazione energetica ed ambientale che appartiene al suo territorio e che rappresenta sicuramente la migliore eredità lasciata dall’epoca industriale.

Nella armoniosa convivenza di queste due anime geografiche, sociali e culturali ritrovo il mio essere Giancarlo Bellina, espressione matura della dimensione umana e retrotopica che Ragusa ha conferito con la sedimentazione dei valori della tradizione e della dimensione tecnico-scientifica del manager qualificato che Siracusa ha consolidato con la compenetrazione della cultura industriale.

Chiudo così questo mio primo debutto di presentazione al 97100 di Ragusa, rimandando al prossimo appuntamento una disamina più specifica e strutturata su quanto sia urgente, oltre che necessario, guardare al futuro con la memoria del passato.

Giancarlo Bellina

Giancarlo Bellina

Giancarlo Bellina nasce a Ragusa, il 4 gennaio 1963, da famiglia e antenati ragusani; cresce a Siracusa con l’impronta indelebile della sua città natia, attraverso quei valori della tradizione che influenzeranno la sua storia personal-professionale.
Studia Ingegneria Elettrotecnica a Catania dove si laurea con il massimo dei voti nel 1987; sposato con Nelly, insegnante di Lettere e Filosofia, ha 2 figli Beatrice di 18 e Gianmarco di 16 anni.
Nel 1989 inizia la sua esperienza lavorativa in ERG, ricoprendo diversi incarichi tecnici nei settori dell’Automazione di Processo e di Project Management.
Nominato Dirigente nel 2003, nel 2005 è Responsabile di Esercizio e Manutenzione della prima centrale al mondo che produce energia pulita dai residui di raffinazione; nel 2008 è Direttore dei Progetti di Investimento Strategici di ERG Power&Gas.
Nominato Direttore Generale di ISAB Energy nel 2010, dal 2015 è Direttore dell’Area di Generazione Termoelettrica e Idroelettrica di ERG e Presidente della Sezione Chimica, Energia e Petrolio di Confindustria Siracusa.
Impegnato in progetti di solidarietà nel Kiwanis International, studia chitarra classica e ama scrivere; è autore di 2 libri: l’Albero del Milicuccu (Genius Loci, 2013) e Alla ricerca del tempo…per vivere (Morrone, 2016).
Il suo motto: “Non preoccuparsi di sapere dove sta il confine tra il possibile e l’impossibile è ciò che fa avanzare l’umanità”

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