Stasera l’inaugurazione del nuovo teatro comunale realizzato all’interno della ex chiesa di San Francesco a Chiaramonte

Il nuovo Teatro comunale Leonardo Sciascia apre ufficialmente le porte al pubblico. Stasera alle 20.30 l’inaugurazione, che coincide con l’apertura della prima stagione teatrale firmata dal poliedrico Mario Incudine, affidata a due grandi mattatori catanesi che sono tornati insiemesulle scene dopo 10 anni, grazie a un testo scritto appositamente per loro dalla penna sopraffina di Andrea Camilleri, a quattro mani con Giuseppe Dipasquale, che ha registrato un grandissimo successo e una carrellata di sold out.

Si tratta di “Filippo Mancuso e Don Lollò” una commedia che nasce da una promessa fatta da Andrea Camilleri e Giusppe Dipasquale ai tempi della messa in scena di “La concessione del telefono”, spettacolo tratto da uno dei romanzi più divertenti dello scrittore empedoclino da cui venne fuori una divertentissima commedia degli equivoci ambientata nella Vigàta di Camilleri. La promessa era quella di scrivere una pièce nuova e originale per Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina.

«Tutto nasce da un imprevedibile accadimento – spiega Giuseppe Dipasquale, che firma la regia -. L’unica scena de La concessione del telefono, nella quale Pippo (Filippo Mancuso) e Tuccio (Don Lollò) si incontravano come personaggi, aveva preso una evoluzione particolare, al limite della coerenza con la storia del testo. Avevo chiesto ai due attori di procedere, secondo la grande tradizione comica siciliana, anche per moduli di improvvisazione, e il risultato fu strabiliante, con una qualità e potenza comica che non aveva nulla da invidiare alla coppia Totò e Peppino. Ma durata di circa 25 minuti provocava uno sbilanciamento per lo spettacolo». E così, per “riportare l’ordine”, avvenne la proposta di scambio: se Musumeci e Pattavina avessero riportato la scena entro una durata accettabile, Dipasquale e Camilleri avrebbero scritto una commedia ad hoc per loro, partendo dai due personaggi. Così è stato.

Mentre sullo sfondo scorre la storia de La concessione del telefono, in Filippo Mancuso e Don Lollò si snoda la vicenda del Cavalier Mancuso, ricco proprietario terriero che vuole fare assumere il figlio Alberto in un’importante banca, per mandarlo via da Vigàta e assicurargli un futuro nuovo. Purtroppo Alberto è terribilmente stupido, e senza una buona raccomandazione non potrà riuscire in nulla. Contemporaneamente Don Lollò, uomo di rispetto di Vigàta, è tormentato da un cruccio familiare: la figliuola Lillina è in età da marito, ma pur essendo una fanciulla molto intelligente e perspicace, ha un difetto di movimento che la rende “sciancata”.

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