La mania ossessiva di scattare foto rallenta la nostra capacità mentale di ricordare eventi del passato. Non esercitiamo in maniera sufficiente la memoria che così rischia di indebolirsi. Questo è quanto emerge da alcune ricerche citate da una psicologa attraverso un articolo pubblicato di recente da “Business Insider Italia”, edizione italiana di “Business Insider”, sito americano che ha rivoluzionato i sistemi d’informazione tradizionali, riscuotendo notevole successo tra i lettori statunitensi.

In effetti, ormai, non si perde occasione per immortalare nelle foto momenti di ordinaria e straordinaria quotidianità che ci riguardano. Personalmente, non amo molto questa abitudine ormai generalizzata, perché ritengo che sia un modo per distogliere l’attenzione dal ciò che sto vivendo nel momento presente, e che voglio fissare bene nella memoria attraverso le emozioni che fluiscono, prodotte da parole, incontri, atmosfere, azioni e sensazioni.

E’ anche vero però che le fotografie sono importanti, perché servono a definire il percorso personale del proprio vissuto, tramite tutte quelle tappe fondamentali della crescita psico-fisica. Le foto ricompongono, come in puzzle, il cammino affettivo, familiare, scolastico e lavorativo segnato da tante relazioni, intrecciate con persone che hanno avuto nel tempo un ruolo significativo nella nostra vita. La nostra storia quindi ritrova così le proprie radici.

Tuttavia,oggi ritengo che ci sia una notevole inflazione di immagini personalizzate, che non contribuiscono a saper cogliere quegli elementi utili per sviluppare una maggiore consapevolezza circa le scelte che la vita ci porta a dover fare. Scelte quasi sempre condizionate soprattutto dalle tendenze non sempre valide della collettività. Altro elemento preso in esame nell’articolo di “Business Insider Italia” sono i selfie. In essi manca la spontaneità, sono foto “pensate” – puntualizza la psicologa – dunque non naturali e che non riflettono ciò che siamo ma bensì  ciò che vogliamo mostrare di noi stessi.

Devo dire che in effetti è proprio così. Già è difficile “posare” per una foto, almeno per me, ma anche io ho notato non solo negli adulti, ma anche nei più piccoli, questa eccessiva attenzione nel creare modalità espressive artefatte. Una forma di narcisismo ben evidente, che cerca di trovare una sua connotazione in una società sempre più “liquida” e poco incline a fermarsi per guardare  e capire.

Ma dobbiamo comunque cercare e trovare il “bicchiere mezzo pieno” in tutto ciò. Infatti è possibile individuare un aspetto positivo in  questa enorme produzione di foto. La psicologa, nella parte finale della sua riflessione, afferma che in questo modo si acquisisce un’ulteriore competenza. Siamo capaci di gestire in maniera più efficace il modo in cui ricordiamo. Questo processo è definito  “metacognizione”. Inoltre, molte foto e tanti selfie possono essere utili per aiutare le persone anziane che hanno problemi di perdita della memoria.

Gianna Cataudella

Gianna Cataudella

Nata a Ragusa è giornalista, poeta e critico letterario. Ha scritto per il Giornale di Sicilia ed ha collaborato con varie riviste e periodici a livello nazionale. Ha pubblicato diversi volumi di poesia e curato le prefazioni di testi poetico- letterari per varie case editrici. Per oltre un decennio è stata direttore responsabile di Radio Kàris Ragusa.

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