In un’epoca in cui siamo capaci di leggere la realtà oltre le nostre possibilità, con app che traducono in tempo reale le lingue di ogni nazionalità, social network che hanno amplificato le possibilità di interagire con il mondo intero, la comunicazione può incontrare ancora degli ostacoli? Sembra incredibile, ma nonostante si punti all’inclusività, in contesti non formali restiamo ancora incapaci di dialogare con persone non udenti. Il dato di fatto è ancor più preoccupante se si pensa che l’Italia è fanalino di coda rispetto ad altre realtà. E’ uno dei pochissimi paesi del mondo a non riconoscere ufficialmente la Lis come lingua. Nonostante questo principio sia stato sancito dal Parlamento Europeo del 1988 e del 1998, e dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che in più articoli invita gli Stati a “promuovere e diffondere la lingua dei segni”, in Europa soltanto il nostro Paese attende da ormai da venticinque anni che venga approvata una legge a riguardo. E così, coinvolta per la prima volta in un’intervista in Lis, mentre osservavo con grande ammirazione e stupore i gesti dei miei interlocutori, per un attimo ho provato su me stessa la sensazione di “esclusione” perché privata della capacità di immergermi in una modalità comunicativa che nel corso della mia vita avrei potuto imparare convenzionalmente, magari a scuola, come accade con le altre lingue. Quanti anni bisognerà attendere perché conoscere e usare una lingua naturale diventi un diritto e non una scelta o una necessità? Per fortuna, aspettando l’approvazione del sospirato disegno di legge, non mancano le iniziative promosse dal mondo dei sordi, sempre più propensi a rompere gli schemi e interagire socialmente.

Chi vive dalla nascita in questa dimensione speciale del silenzio, forse privilegiata, ne conosce le opportunità. Anche nel mondo del silenzio possono nascere talenti inaspettati. Tutto è possibile. Così come percepire la bellezza della musica o dar voce ad emozioni sul palcoscenico di un teatro, pur tacendo.  Lo sanno bene i ragazzi dell’Ente Nazionale Sordi di Ragusa che stanno vivendo una stagione di esperienze innovative e straordinarie. Siamo andati a conoscerli per capire meglio come si muove il loro mondo e abbiamo scoperto una dimensione non solo dinamica, ma persino costellata di successi. Il gruppo è stato protagonista il 15 e 16 dicembre della Prima edizione della “ Rassegna Teatrale e Cinematografica del Sordo Sicilia 2018” che si è svolta al Teatro Don Bosco di Ragusa, sotto la direzione artistica di Antonio Bottari. Organizzato dal Consiglio Regionale ENS Sicilia, con la collaborazione della Sezione Provinciale ENS di Ragusa, il grande evento ha attirato oltre quattrocento persone sorde provenienti da ogni parte d’Italia. Una rassegna unica nel suo genere, in cui persone sorde hanno portato in scena spettacoli, sketch, monologhi, poesie, balletti e cortometraggi dando spazio ad emozioni autentiche ed inconsuete.

Di recente i ragazzi dell’Ens Ragusa hanno conquistato anche la popolarità in tv a fianco dei Black out, giovanissima band rivelazione del momento che sta tentando un audace connubio tra musica e suoni oltre il silenzio. Al programma di Rai 1 “Italia Sì” condotto da Marco Liorni, Francesco Arrabito, vicepresidente ENS Ragusa, Luca Arrabito, Letizia Diquattro, Silvia Balz, Vincenzo Carratello, Angelo Cimino e Maria Paola Vernuccio, hanno interpretato in Lis la canzone di Mengoni “ Esseri umani”, guidati dalla loro interprete Sonia Muccio. Il pubblico ha applaudito la loro esibizione, apprezzandone la bravura.

Soddisfatto del dinamismo di questi giovani talenti ragusani, il presidente provinciale dell’ENS Giuseppe Raniolo.  Tutto è iniziato – spiega – con l’esibizione di una canzone in lingua dei segni tre anni fa in parrocchia. Nonostante le restrizioni economiche degli ultimi cinque anni, noi sordi ci facciamo ‘vedere’ di più, nel senso che sono aumentate le attività a cui prendiamo parte. Gli eventi straordinari di questi ultimi mesi sono di certo serviti per far capire la nostra cultura, non diversa dalle persone udenti. Esperienze importanti per comprendere che anche noi possiamo esprimerci artisticamente attraverso la lingua dei segni. Siamo soddisfatti – continua Raniolo – del lavoro svolto in questi anni, le iniziative di apertura e coinvolgimento del territorio si sono moltiplicate: dal corso di Lingua dei Segni per operatori della Polizia e della Protezione Civile, all’esperienza con i ragazzi dell ‘Istituto di Istruzione Superiore “Galileo Ferraris” di Ragusa  che hanno svolto un corso di lingua dei segni settoriale per ristorazione e accoglienza turistica finalizzato a tradurre in realtà il sogno di un autentico turismo accessibile. Adesso stiamo cercando di promuovere corsi anche per gli insegnanti di sostegno. Attendiamo con ansia – rimarca Raniolo – l’approvazione del Disegno di Legge sul riconoscimento ufficiale della Lis, promessa dall’attuale governo. Ciò comporterebbe l’attivazione di servizi per le persone che la utilizzano, come avviene per le lingue straniere. Rappresenterebbe l’affermazione della nostra identità. Aumenterebbero le opportunità per figure professionali della cultura come giornalisti, preti, dottori, addetti al primo soccorso ed insegnanti, di imparare e condividere socialmente la Lingua dei segni italiana, l’unico strumento per abbattere le barriere linguistiche e culturali che, purtroppo, continuano a persistere all’interno della società e della quotidianità.

Ma quanto tempo occorre per imparare bene la Lingua Italiana dei Segni ? E’ così difficile?

lo abbiamo chiesto ad una delle interpreti del centro Ens Ragusa, Sonia Muccio. “ La Lis – spiega l’esperta – non è una semplice mimica, ma una lingua con proprie regole grammaticali, sintattiche, morfologiche e lessicali che viaggia sul canale visivo-gestuale e consente alle persone sorde pari opportunità di accesso alla comunicazione.  Nell’arco di un anno è possibile apprendere le basi del linguaggio. Il modo migliore è frequentare un corso tenuto da insegnanti sordi qualificati. Esistono livelli per principianti e altri più avanzati. Imparare a comunicare con i non udenti – conclude – è un’esperienza che arricchisce, è come appropriarsi di un’altra dimensione espressiva e comunicativa dell’essere umano.

Cettina Divita

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