Il Carnevale 2019 si è chiuso, martedì, nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù (Gesuiti) con la consapevolezza di avere segnato un altro importante passo in avanti lungo il percorso dell’aggregazione tra piccoli e grandi per fare diventare sempre più comunità il gruppo di fedeli che periodicamente vive la parrocchia. Un’altra tappa fondamentale resa possibile grazie anche alla collaborazione con la scuola Palazzello da dove ha preso il via la sfilata per le vie del quartiere con tutti i bambini in maschera che poi si sono radunati nel teatro parrocchiale dove ci sono stati speciali momenti di animazione riservati proprio ai piccoli.

Prima, però, lo stesso parroco aveva animato un momento di confronto e di divertimento con gli studenti nella palestra dell’istituto. “Una scelta precisa quella che abbiamo fatto – spiega il parroco, don Marco Diara – mutuando in parte quanto già accaduto lo scorso anno, proprio perché il nostro intento era quello di coinvolgere tutte le istituzioni presenti sul territorio parrocchiale. E devo dire che l’attenzione, oltre che da parte dei piccoli, è stata grande pure da parte delle famiglie che ci hanno dato fiducia e che, soprattutto, hanno potuto raccogliere testimonianza dell’entusiasmo dei propri ragazzi. Lo stesso entusiasmo che ci farà animare altri momenti del genere in futuro”. In teatro si sono tenuti giochi di vario tipo e poi spazio alla musica e all’animazione. Il momento riservato a tutti, invece, si è tenuto martedì sera nel salone parrocchiale. Chi ha voluto, ha potuto degustare l’immancabile panino con salsiccia. A fine serata ne sono stati consumati 300. Un bel record per la parrocchia. E poi, a conclusione, i balli in maschera per salutare il Carnevale edizione 2019. “Sono contento non solo per la riuscita degli eventi che abbiamo programmato – prosegue il parroco – ma anche e soprattutto per la collaborazione che si è instaurata tra i vari gruppi che frequentano la parrocchia, collaborazione che può essere foriera di numerose novità di vario genere. I semi sono stati gettati. Vedremo quali i frutti che raccoglieremo”.

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