Nei giorni scorsi si è celebrata la festa patronale di San Giuseppe a Santa Croce Camerina. Le regine di questo periodo votato alla tradizione sono state, come sempre, le  “Cene” della vigilia: ricche tavole imbandite, offerte dai fedeli per devozione o per grazia ricevuta.
Il mio reportage fotografico percorre le varie cene del paese, affascinata dai dettagli curati nei minimi particolari, dove colori ed odori invitano ogni visitatore ad entrare.
Frutto di intenso lavoro di settimane, e che la storia locale vuole destinato ai poveri al seguito del Santo, che busserà alla porta il giorno successivo; l’elemento principale è il pane di San Giuseppe, detto anche “pani pulitu”, di diverse e particolari forme simboliche, lavorato e decorato da mani abili ed esperte.
Il pane assume diverse forme e prendono vita delle vere e proprie opere d’arte. Immancabili sono i “Uccidati” dalla forma circolare (l’uguaglianza tra gli uomini e l’amore infinito di Dio), essi vengono disposti sulla tavola a multiplo di tre, in quanto vengono destinati alla Sacra Famiglia, Sam Giuseppe, la Madonna e il Bambino Gesù. Altri simboli presenti sono la “Sfera” che ricorda l’origine regale di San Giuseppe, le lettere “S e G”, a “Varva i San Giuseppe” (la barba di San Giuseppe che rappresenta il volto del santo), “U vastuni i San Giuseppe” (il bastone di San Giuseppe, simbolo dell’autorità). Inoltre ci si sbizzarrisce nella creazione delle più svariate forme come il grappolo d’uva, le tartarughe e le rose.
Un’occasione per i panificatori santacrocesi per mettere in mostra la propria maestria, elemento ammirato e apprezzato dai numerosi visitatori locali ma anche stranieri.

Tra le varie cene imbandite quella della giovane Mariavittoria Di Marco, allestita in piccole dimensioni fuori da casa. Significative le sue parole: “Ad avermi spinto a realizzare questa cena è stata “una promessa” fatta tempo fa al Santo, oltre al voler mantenere viva la tradizione storica del mio paese, cosa che ritengo importantissima poiché fa parte di me. Il sacrificio – sottolinea Mariavittoria – è stato alla base di tutto, per una giovane lavoratrice, dove il tempo è tiranno, non è stato facile realizzare quasi tutto da sola. Ma qualcosa di profondo mi ha spinta e dato la forza di andare avanti e di farcela. A differenza delle solite cene, la mia non prevede santi e tutto ciò che è sul tavolo è destinato alla beneficenza insieme ad una cesta di offerte. Nonostante la sua dimensione ridotta, alcuni simboli più importanti non sono stati tralasciati: il grano simbolo della rinascita, le arance amare e i limoni simboli delle amarezze e delle gioie della vita, il pane nelle sue forme più importanti, i biscotti (che ho imparato a preparare grazie a delle ricette di alcune signore anziane) e i fiori che personalmente ho da sempre amato”.
Conclude Mariavittoria: “Nel mio piccolo ho fatto quel che potevo e il mio ringraziamento va a San Giuseppe, nella speranza che mi aiuti e mi dia forza sempre negli anni a venire”.

Maria Carola Caruso

Maria Carola Caruso

Affascinata dalla fotografia e dall’idea di imprimere per sempre ricordi e sensazioni, oltre ad essere fotografa e graphic designer, ha seguito un percorso artistico a 360°, dalla pittura all'illustrazione digitale.

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