Il World Social Work Day, ovvero la Giornata mondiale del Servizio Sociale, è un momento di riflessione dedicato ai professionisti del sociale e ai cittadini, primi destinatari delle idee e dei progetti di autonomia e di cambiamento. È un momento per richiamare l’attenzione sul contributo che il servizio sociale offre, o dovrebbe offrire, per il miglioramento delle condizioni di vita degli individui, ma anche un invito generale a domandarci cosa stiamo facendo per la nostra società e come lo stiamo facendo.
Il Social Work Day viene celebrato ogni terzo martedì di marzo e a partire dal 2012 viene approfondito uno fra i quattro obiettivi dell’Agenda globale per l’impegno e lo sviluppo sociale; l’edizione di quest’anno è stata dedicata al tema della promozione delle relazioni umane.
Parlare di “relazioni umane” può sembrare un argomento insolito, ma di sicuro non banale. In un mondo ipertecnologico come il nostro, sembra che la “relazione” non conti nulla oppure abbiamo la sensazione di “essere in relazione” con tutti; ma la verità è che ormai stiamo un po’ perdendo il vero significato di “stare in relazione” con chi ci circonda.
L’utilizzo dei social o delle applicazioni di messaggistica, da Facebook a Whatsapp, ci spinge infatti ad un tipo di comunicazione “mediata”, che potrà sicuramente esserci utile in moltissimi modi, dalla necessità di trasmettere velocemente un messaggio, ad un modo per accorciare le distanze ed ingannare il tempo; ma il contatto diretto resta comunque l’unico modo per imparare a confrontarci, per crescere e arricchirci. Attraverso i rapporti con gli altri, familiari, amici, colleghi e qualunque persona capiti nelle nostre vite, abbiamo la straordinaria possibilità, non solo di conoscere l’altro, ma di conoscere più a fondo noi stessi, nel bene o nel male, di “sperimentarci” capendo cosa vogliamo o cosa ci aspettiamo, da noi e dagli altri.
Ognuno di noi conosce sé stesso attraverso gli altri, scoprendo talvolta aspetti che non pensavamo di avere. Spesso, però, non ci rendiamo conto di questo processo e ciò succede perché non siamo in relazione con noi stessi: non vogliamo o non sappiamo ascoltarci finendo quasi sempre, irrimediabilmente, con il ferirci. Stare in relazione significa, infatti, conoscere l’altro, ma dentro questo scambio, affinché esso sia reciproco, bisogna imparare anche a conoscere noi stessi per far sì che davvero ogni incontro possa rappresentare una ricchezza e anche se ormai esiste la moda del “disprezzo” dei rapporti sociali facendone quasi un vanto, come per indicare di essere capaci di vivere felicemente soli e di non avere bisogno di nessuno, non è davvero così.
L’uomo è per sua natura un “animale sociale”, quindi sente naturalmente il bisogno di instaurare dei rapporti, più o meno profondi, con chi lo circonda. Chi pensa di non avere bisogno di nessuno, magari sarà riuscito, o riuscita, a “farcela da solo, o da sola” nelle imprese personali, ma tutti sentiamo il bisogno di avere qualcuno a nostro fianco ed ammettere questa verità non è di certo sconvolgente. Diverso è il caso di chi tende ad isolarsi perché può aver subito un trauma, poiché quella è una diretta conseguenza del dolore provato e sebbene l’isolamento non sia comunque la scelta migliore, appare sempre la scelta più facile.
Ricordiamoci che si può scegliere di essere marginali, ma nessuno sceglie di essere emarginato.
E cosa fare in questo caso? Si entra nel vivo della relazione, si ascolta la persona che ha bisogno, non si parla di sopra ma si lascia parlare perché l’ascolto attivo permette la comprensione e la comprensione permette la condivisione attraverso il dialogo e la restituzione di ciò che abbiamo ascoltato, essere presenti e dare una parola di conforto, a volte, può salvare una vita. Altre volte basta il silenzio invece, perché non sempre serve parlare per far capire di aver capito. In questo modo non parliamo soltanto di “relazioni umane”, ma arriviamo a scoprire il carattere umano delle relazioni a difesa della creazione di ciò che fa sempre la differenza: il legame.
Tutte le nostre relazioni rappresentano una ricchezza? Si, anche quelle che ci ricordano un vissuto negativo, perché senza il passaggio di quei momenti, non saremmo riusciti a sviluppare gli anticorpi contro chi effettivamente non tiene a noi e non conosceremmo il valore di chi, a differenza dei primi, ha voglia di esserci nella nostra vita. In un certo senso, ci rendiamo conto che se curare i nostri legami è un nostro primissimo dovere, sceglierli con cura è un nostro primissimo diritto.
In questo, il servizio sociale, si fa promotore della progettazione di spazi immateriali per il sostegno della relazione ed il benessere individuale ricordando che nessuno ha la soluzione in tasca per un problema, ma è attraverso la relazione ed il “fare rete” che è possibile attivare le possibilità di cambiamento positivo.
Abbiamo dunque, professionisti e cittadini insieme, il preciso compito di sostenere le relazioni umane, non soltanto nel significato più ampio, cercando di gettare le basi per la costruzione di una società migliore nel rispetto dei valori dell’uomo, ma anche e soprattutto nel nostro piccolo, nella vita di tutti i giorni, ricordandoci che le opportunità di crescita non si esauriscono mai.

Rita Spagnolo

Rita Spagnolo

Assistente sociale e studentessa del corso di laurea magistrale in Pubbliche amministrazioni dell'Università degli Studi di Catania.
Creare una realtà sociale nuova per l'ascolto e la soluzione dei problemi è il primo di una lunga serie di sogni.

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