L’Organizzazione mondiale della sanità non circoscrive la salute all’assenza di malattia o di infermità, ma arricchisce il suo stato definendola come una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale. In  tal senso, la salute può essere considerata la prima risorsa di vita quotidiana fondamentale allo svolgimento della nostra esistenza. Tuttavia, oggi la letteratura scientifica ci restituisce dei dati preoccupanti sulla nostra salute e in modo particolare sulla salute mentale, riconoscendo la malattia mentale come una fra le prime cause di disabilità a livello mondiale.

Naturalmente, star male “mentalmente” non significa essere in presenza di un disturbo mentale, ma porre maggiore attenzione sui nostri “ordinari” momenti di sconforto potrà esserci sicuramente d’aiuto per individuare, magari, la presenza di eventuali “malesseri passeggeri”. L’ansia è tra gli stati di malessere più comuni del nostro tempo, soprattutto fra i giovani. Avere un’eccessiva preoccupazione, crisi di pianto improvvise, atteggiamenti di chiusura, nervosismo, ipersensibilità o il non riuscire ad affrontare una particolare situazione che ci riguarda da vicino, sono solo alcune delle manifestazioni tipiche dell’ansia che possono incidere su noi stessi quando non riusciamo a governare le emozioni.

Perché succede? Quando si parla di ansia, comanda la paura e quella più comune è la paura dell’incertezza che, quasi sempre, riesce a domarci. Pensiamo ad uno studente universitario, lontano da casa, alle prese con il mondo, se è estremamente timido e in passato non ha mai avuto modo di sperimentarsi solo, la sola idea di doverlo fare per la prima volta sarà sicuramente fonte di tensione, ma non serve essere troppo severi poiché ciò è anche un fatto naturale.

Ciò che è un po’ meno naturale, invece, è il potere che abbiamo dato alle nostre insicurezze, e quindi alle nostre ansie, di modificare il nostro modo di percepire il tempo portandoci a scandire ogni momento della nostra giornata. Così non solo è cambiato il modo di vivere il tempo, ma anche il modo di vivere le “attese del tempo”, dalle risposte importanti, quelle belle e fatidiche, alle conferme rassicuranti, come quelle lavorative, ad esempio. Abbiamo cominciato a mostrarci impazienti perché non sappiamo più aspettare e non ci rendiamo conto che proprio in questo modo esauriamo più velocemente le nostre energie.

In qualche modo, dunque, è come se fossimo noi stessi a procurarci l’ansia, non perché scegliamo di farci del male, ma semplicemente perché è come se fosse un nostro escamotage per “prendere tempo”.

Cosa fare per non arrivare a “perdere tempo”? Uscire dalla zona comfort focalizzandoci sui nostri obiettivi perché “l’ansia del fare” può essere piegata solo dal “fare”.

In altri casi, è importante ricordare che non è solo il dramma dell’incertezza “a mettere ansia”: questa sensazione così scomoda può derivare, infatti, da ferite un po’ più profonde che hanno segnato la persona in modo significativo e che non sono state adeguatamente elaborate causando la cronicizzazione dell’ansia o l’insorgenza di disturbi mentali maggiori, come la depressione, o di altri comportamenti a rischio.  Sapere che alla base di una malattia mentale possa risiedere un dolore emotivo ci fa notare, però, quanto una persona possa essere estremamente sensibile e quanto la sua sensibilità, se mal trattata, possa renderla estremamente fragile. In tutti i casi, occorre lavorare duramente per ristabilire l’equilibrio interno, raggiungere un nostro stato di calma interiore e riuscire a sviluppare l’intelligenza emotiva che può renderci più maturi e consapevoli nei confronti di tutto ciò che fa parte di noi stessi per stare bene con noi stessi.

Rita Spagnolo

Rita Spagnolo

Assistente sociale e studentessa del corso di laurea magistrale in Pubbliche amministrazioni dell'Università degli Studi di Catania.
Creare una realtà sociale nuova per l'ascolto e la soluzione dei problemi è il primo di una lunga serie di sogni.

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