Così comincia la Settimana Santa: che sia Ragusa, Roma o qualsiasi altro posto nel mondo. Il popolo di Dio tiene strette tra le mani palme intrecciate o ramoscelli d’ulivo e le alza al cielo desiderandone la benedizione. Partono le folle in processione, come poco meno di 2000 anni fa. Sono seduta, aspettando che inizi questo meraviglioso memoriale, ed intorno a me tanta gente di tutte le età. Riesco a percepire le speranze di tutti quei cuori che nei secoli hanno confidato in questo cammino ed in questa settimana. Sì, perchè questa settimana è un viaggio che se solo noi vogliamo può condurci alla risurrezione.
Senza neanche accorgermene siamo già a giovedì. Decido di partecipare alla prima celebrazione del Triduo Pasquale nella parrocchia di San Giuseppe Artigiano. Inizia una tre giorni fitta di avvenimenti: alla fine verrà svelato il mistero grande dell’amore di Dio per tutti noi. Quanto si potrebbe scrivere sul giovedì Santo! (in realtà su ciascuno dei giorni che ci accingiamo a vivere). Riuniti attorno alla mensa per l’ultima cena, ascoltiamo la parola più bella “Vuoi essere grande? Allora servi, lava i piedi al tuo fratello”.  Si deve a questo giorno l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio. Non si fa in tempo a metabolizzare quanti doni abbiamo ricevuto, che l’odore di incenso e il “Pange lingua” ci conducono ad un altro momento. E’ l’ora del silenzio, è il momento di vegliare. Siamo nell’orto. Quanto in realtà vogliamo starcene in disparte a riflettere, senza soffrire spasmodicamente per il breve distacco dai social? E poi la tradizione impone il tour dei “sepolcri”. La cosa bella, però, è che ancora non c’è nessun sepolcro e quello che ci sarà avrà breve durata. Se scoprissimo la bellezza del cammino che Dio vuol farci fare in questa notte, non staremmo nella pelle. Ma come Pietro e Giovanni è più semplice addormentarsi.
È venerdì. Questa volta ho scelto la Sacra Famiglia per questo secondo giorno. Il sacrificio più grande si è compiuto. E noi cosa possiamo fare dopo quell’ultimo respiro? Ci mettiamo in fila, dopo aver ascoltato il Vangelo della Passione per adorare quella croce che troppe volte rifuggiamo. L’assemblea si scioglie in silenzio (così come  prevede la liturgia) ma possiamo ancora per un pò riflettere su questo mistero grande della sofferenza. In ogni angolo del mondo ci si riunisce per la Via Crucis. A Gerusalemme per la via dolorosa, al Colosseo, luogo del martirio dei Cristiani dove il papa ha affidato le meditazioni ad una suora missionaria… noi a Piazza San Giovanni, o Ibla, o nei nostri rispettivi paesi per farci le nostre quattordici stazioni.
Il giorno di sabato porta con se l’attesa di qualcosa che vuole sorprenderci, una cosa semplice che spesso dimentichiamo nei giorni della nostra vita. Ho deciso di partecipare alla veglia delle veglie nel paese dove ho passato gran parte della mia vita. A Marina di Ragusa, la mia parrocchia. La luce ha vinto le tenebre. Si compie il senso della Pasqua cristiana. Quel sepolcro è gia vuoto.
Non ci resta che festeggiare, è domenica! “Tutto è compiuto” ma non siamo rimasti al venerdì: la tristezza ha lasciato il posto alla speranza. Gesù il risorto incontra sua madre. Sfido chiunque a non essersi trovato a Modica (per la Madonna vasa vasa) o Ispica o Comiso (a Paci) e non aver provato un gran tuffo al cuore nella bellezza di quell’incontro. È per Scicli poi è un giorno di Gioia.
Questa è la mia Pasqua. Questo è quello che amo festeggiare. Auguro a tutti voi di trovare gioia vivendo le mie stesse emozioni.

Maria Teresa Memoria

Maria Teresa Memoria

Curiosa e attenta. Laureata in scienze politiche, intraprende diverse esperienze lavorative. Ama l'arte e lo spettacolo. La sua più grande passione: la musica.

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