Cari amici di 97100, vi è mai capitato di ascoltare le parole di qualcuno e di sentirvi coinvolti nel suo racconto, al punto da commuovervi o di riflettere su ciò che avete appena appreso in modo un pò più personale? Bene, se ciò  vi è successo almeno una volta nella vita, conoscete l’essenza dell’empatia che, ad oggi, oltre che una caratteristica personale, può rappresentare una competenza non indifferente.

L’empatia è la capacità di “mettersi nei panni degli altri“, cioè di percepire le emozioni altrui; è la perfetta connessione che ci aiuta a comprendere, a scoprire e a chiarire. In un certo senso, se sapessimo sfruttare bene questa risorsa affinando il nostro spirito di osservazione potremmo riuscire a sfondare porte inimmaginabili quasi in tutte le nostre relazioni, da quelle personali a quelle professionali. Pensate alla figura di un leader all’interno di un contesto lavorativo, capace di proporsi verso i suoi colleghi accogliendo le loro idee e aggiustandole, se serve, senza sgretolare il loro lavoro e le loro ambizioni. Oppure pensate al dolore provato da un personaggio di un film che avete visto: se durante la visione di quella scena avete avuto una risonanza dentro voi, proprio in quel momento siete stati empatici perchè vi siete rispecchiati, perchè vi è capitata una cosa simile o perchè siete semplicemente estremamenti sensibili. Infatti, una persona molto sensibile è sicuramente una persona empatica e non potrebbe essere diversamente poichè l’empatia implica inevitabilmente la condivisione dei propri sentimenti, ma occore “saper maneggiare” con cura questa grande risorsa, come se fosse una scatola chiusa con su scritto a lettere giganti “FRAGILE!”.

Molti non sanno che avere a fianco una persona empatica non significa avere accanto un super eroe: con ogni probabilità vi sentirete quasi sempre capiti, apprezzati e avrete la sensazione di avere un diario segreto personale, quest’ultimo nel vero senso del termine; ma non è esattamente così. A volte chi si racconta senza sosta non si preoccupa degli stati d’animo dell’altro e si avvicina nella spaventosa convinzione di poter essere sempre ascoltato senza tenere conto del fatto che ognuno di noi ha un “limite” che non deve necessariamente essere solcato. Insomma, anche gli empatici hanno i loro “momenti no” quindi se avete un amico empatico che non riesce a sostenervi come ha sempre fatto, non consideratelo “meno amico” o immeritevole di attenzioni perchè, forse, è proprio il momento in cui ne ha più bisogno. Anche saper “dare tregua” senza chiedere o parlare troppo può servire, rappresentando una forma di attenzione, un pò più delicata rispetto a tante altre.

Secondariamente, empatia non è simpatia: si può provare gioia o tristezza per un evento che interessa un nostro vicino, ma possiamo non percepire nulla riguardo le sue sensazioni. L’empatia e la simpatia hanno in comune la possibilità di condividere le emozioni, ma ciò avviene in modo diverso poichè la seconda è meno intensa della prima.

Una persona non empatica, può sviluppare l’empatia?

Naturalmente si, attraverso un processo di crescita interiore che richiede grande maturità emotiva, consapevolezza, responsabilità e cambiamento dei propri schemi mentali. Occorre sapere guardare oltre ciò che vediamo senza soffermarci alle apparenze. Provare non tanto a conoscere, ma in un primo momento, almeno, ad immaginare la vita degli altri. Personalente, quando sono fuori casa e ho modo di poterlo fare, provo ad immaginare la vita delle persone che in quel momento mi circondano, le relazioni che le legano e cosa provano in quel momento. Inizialmente era un esercizio sull’emotività, adesso è diventato un gioco, ma vi consiglio di fare ugualmente un tentativo.

Una persona empatica può stancarsi di essere empatica?

Ovviamente si, perchè sul posto di lavoro, nel caso delle professioni di aiuto ad esempio, è chiamata continuamente a ricercare e a comprendere il non detto. Per tutti gli altri casi, a volte l’eccessiva disponibilità può essere fraintesa e sicuramente una relazione personale non dovrebbe mai assumere le sembianze di una relazione di aiuto perchè sarebbe il primo passo per segnare definitivamente la fine di un rapporto.

È estremamente necessario, però, riconoscere quanto siano straordinari i risultati raggiunti attraverso questa speciale componente personale poichè sentirsi accolti nel proprio bisogno da sempre conforto e migliora radicalmente la vita delle persone. Ad esempio, gli studi affermano che attraverso un “servizio sociale aziendale”, i lavoratori che accumulano stress e tensioni vari, dopo il loro primo colloquio sociale registrano un miglioramento personale e un aumento della produttività almeno del 40%.

Parliamo di un guadagno incredibile in termini economici, personali e professionali, sia per chi ha bisogno di aiuto, sia per chi da aiuto.

Quindi, non date mai un empatico per scontato e cari amici empatici, non datevi mai per scontati, avete un potere immenso nelle vostre mani, davvero utile per voi e per gli alri, fatene buon uso.

Rita Spagnolo

Rita Spagnolo

Assistente sociale e studentessa del corso di laurea magistrale in Pubbliche amministrazioni dell'Università degli Studi di Catania.
Creare una realtà sociale nuova per l'ascolto e la soluzione dei problemi è il primo di una lunga serie di sogni.

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