La canzone più famosa del classico iniziava così: “Ora vieni con me verso un mondo d’incanto”, esatto un mondo magico, quelle delle notti d’Oriente che la Disney nel 1992 portò al Cinema, incantando grandi e piccini. Ricordo ancora mio zio che, pur di far felice la sua ragazza, partì svogliato dicendo:  “Vado al cinema a vedermi un cartone animato” e quando tornò il giorno dopo era estasiato, quasi commosso. ed incitava tutti a doverlo vedere.
Ben 27 anni dopo, la Disney ci propone il live action diretto da Guy Ritchie. Arrivato al cinema dal 22 maggio, come attori protagonisti ha Mena Massoud nei panni di Aladdin, Naomi Scott in quelli di Jasmine, Marwan Kenzari in quelli di Jafar, ma soprattutto Will Smith, l’esilarante Genio.
Nonostante Aladdin si ispiri chiaramente al racconto di “Aladino e la lampada meravigliosa” contenuto nella raccolta di novelle orientali “Le mille e una notte”, si possono riscontrare diverse differenze tra il film di animazione ed il racconto. Qualche esempio? Nella versione originale la storia è ambientata nel Catai (l’odierna Cina settentrionale), e non in una città di fantasia del Medio Oriente. Aladino non è un orfano ma vive con la madre. I desideri che il giovane può chiedere al Genio sono infiniti e non solamente 3. Il Gran visir non è un uomo malvagio desideroso di potere, bensì egoista, che desidera che la figlia del sultano vada in sposa a suo figlio.
Oltre al racconto, troviamo anche dei riferimenti alla versione cinematografica della stessa storia raccontata ne “Il ladro di Bagdad” (1940), a partire dai nomi di alcuni personaggi.
Inizialmente Aladdin doveva somigliare a Michael J. Fox, ma si resero conto che Jasmine come personaggio sarebbe risultato dominante e quindi la storia d’amore avrebbe perso credibilità. Si decise, quindi, di aumentare l’età di Aladdin, che divenne così un diciottenne, con un aspetto più attraente e meno fanciullesco. Diverso dagli stereotipi degli eroi che conosciamo, lui affrontava i pericoli con astuzia, audacia rendendosi divertente, qualità che lo diversificarono anche dallo stereotipo di principe che conosciamo. Lo staff, quindi, al posto di ispirarsi a a Michael J. Fox, si basò su un giovane Tom Cruise.
Per quanto riguarda Jasmine, l’animatore Mark Henn s’ispirò a una foto giovanile di sua sorella Beth. La decisione di fornirla di lunghi e foltissimi capelli neri la prese invece dopo aver osservato una visitatrice del parco tematico Disney World, dove lui al tempo lavorava.
Ed ora la parte che tutti noi aspettavamo, quella dedicata al mirabolante Genio: qui permettetemi di dire che non potevano scegliere persona migliore per interpretarlo, parlo del mitico Robin Williams, che  aprì le porte ad una nuova era, facendo capire agli attori famosi che prestare la propria voce ad un film di animazione non era da considerarsi un lavoro di serie B. Il ruolo del Genio venne scritto ad immagine e somiglianza di Robin, tanto che gli venne data grande libertà di improvvisazione. L’animazione fu adattata, poi, alla sua voce in un secondo momento.
Nella versione originale, Robin Williams dà inoltre voce ai dialoghi iniziali del mercante, in modo da introdurre un tono cabarettistico prima ancora della comparsa del Genio. Per doppiare il mercante Williams non seguì un vero copione (come noto lui era solito improvvisare).
Qui in Itaia il Genio è stato doppaito dal Maestro Gigi Proietti, vista la sua grandezza e bravura non potevamo non citarlo.
I disegni del Genio, e di conseguenza di tutto il mondo di Aladdin, si sono basati sull’impronta del caricaturista Al Hirschfeld, in cui non esistono gli angoli, ma aboliti a favore della morbidezza. Se vi focalizzate sull’ambientazione del film noterete che presenta delle marcate  curve a S asimmetriche, che rimandano alla calligrafia araba.
Avete mai guardato bene il tappeto?
Potremmo definirlo quasi profetico: guardatelo attentamente e noterete le lampade magiche, tigri e fiamme, ovvero proprio quello che gli accade dentro la caverna delle meraviglie, dalle quali gli è toccato fuggire.
Il genio non solo arricchisce la sceneggiatura ma rende il film più leggero e godibile grazie alle sue interpretazioni, ad esempio ricordiamo Arnold Schwarzenegger e Jack Nicholson. Ci sono inoltre diversi camei Disney nel film: compaiono Pinocchio, Sebastian de La Sirenetta, le orecchie di Topolino e la Bestia tra i pupazzetti del Sultano. Nella scena del mercato tra la gente notiamo i registi Ron Clements e John Musker, che amano spesso inserire proprie caricature all’interno dei film che dirigono.
Purtroppo non tutto va sempre rose e fiori, noi vi racontiamo ben 2 fatti accaduti, il primo riguardò infatti Robin Williams, che ebbe degli screzi con la Disney a causa di alcune condizioni non rispettate. Lui non voleva che il suo nome o la sua immagine venissero sfruttati a scopi promozionali, e che il personaggio del Genio non occupasse più del 25% dello spazio sui cartelloni pubblicitari. La Disney tuttavia non rispettò le condizioni. Di conseguenza, si rifiutò di doppiare i genio nel sequel “Il ritorno di Jafar” e nella serie animata, che fu doppiato da Dan Castellaneta.
Il giorno in cui Jeffrey Katzenber venne licenziato dalla Disney e il suo posto venne occupato da Joe Roth (con cui Williams aveva già lavorato), questo fece delle scuse pubbliche all’attore, così tornò a doppiare Genio nel terzo film Aladdin e il re dei ladri.
L’altro problema fu riscontrato in uno dei versi dalla canzone d’apertura, “Le notti d’oriente”. I versi “Where they cut off your ear if they don’t like your face/It’s barbaric, but, hey, it’s home” furono considerati offensivi dall’American-Arab Anti-Discrimination Committee, e di conseguenza modificati  in “Where it’s flat and immense and the heat is intense/It’s barbaric, but, hey, it’s home”.
Nella scena finale troviamo il Genio con una camicia hawaiana ed un cappello raffigurante Pippo: quella non è invenzione ma pura realtà, infatti Robin Williams si vesti così in occasione del tour speciale “Back To Neverland” ai Disney MGM Studios a fine anni ’80.
Abbiamo parlato di differenze, controversie e di curiosità, ma Aladdin è anche romanticismo ed è proprio di una frase che vi voglio parlare: “Ti fidi di me?” Questa domanda solo a leggerla ti entra dentro, ti fa titubare e riflettere, può essere usata ad ogni età e per ogni occasione che sia amicizia, amore o famiglia. Ha un valore che a mio modo di vedere supera il “Ti amo”, perchè se ti fidi davvero dell’ amico, parente o partner, nulla può incidere negativamente su quel rapporto, nessuna malelingua può rovinarla, perchè due persone che si fidano davvero l’uno dell’altro possono affrontare qualsiasi sfida o pericolo: ne usciranno insieme sempre più forti, consapevoli e rispettandosi a vicenda.
Il 22 maggio è uscito il film nelle sale, speriamo che avrà la stessa capacità di emozionarci ed incantarci come è successo a mio zio dopo aver visto il classico del 1992.

Alessandro Rimaudo

Alessandro Rimaudo

33 anni, fin da bambino mi sono appassionato a cartoni, anime, giochi, videogiochi, film e serie TV e da allora questa passione non mi ha più abbandonato. Grazie alla gente che ho incontrato lungo il mio percorso e confrontandomi con loro, ho capito che questa cultura può essere alla portata di tutti e che la fantasia e la creatività possono davvero fare la differenza in ognuno di noi.

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