Quante volte abbiamo canticchiato i versi di quella sigla? Sarà merito della voce della brava Cristina D’Avena o di quelle faccette buffe. Ma loro, i Puffi, sono e restano ben radicati nella memoria collettiva. E con grande affetto. Loro, che avevano come nemici Gargamella ed il gatto Birba. Quelli che erano guidati dal saggio Grande Puffo, ma che ne combinavano comunque di cotte e di crude, facendoci fare grasse risate.

Ma cosa sappamo dei puffi? Nacquero nel 1958 dalla penna del fumettista belga Peyo (nome d’arte di Pierre Culliford). Apparvero per la prima volta come personaggi secondari della serie John e Solfami (titolo originale John et Pirlouit), una serie ambientata nel medioevo.
Dato il successo che riscossero queste piccole creature, dal 25 luglio 1959 si decise di renderle protagoniste di una storia propria, realizzata in collaborazione con Yvan Delporte, fumettista e editore.

Da dove ha origine il termine Puffo? In belga Schtroumpfs, nacque per caso quando Peyo durante una cena disse ad un suo amico preso da un attimo di amnesia di passargi il puffo anzichè la saliera, così il suo amico gli disse: “Tieni il puffo, quando avrai finito di puffare ripuffalo al suo posto“. Questo dialogo, riportato sul sito del fumettista belga André Franquin, fu l’inizio del linguaggio dei Puffi.
In Italia arrivarono per la prima volta nel 1963 all’interno della rivista Tipitì, con il nome di Strunfi, successivamente ripubblicati dal Corriere dei piccoli come i puffi.

Ma la serie animata a cui sono più legate le generazioni di oggi è quella andata in onda per la prima volta in America e in Italia dal 1981, per poi continuare fino agli anni 90. Una delle particolarità che non scorderemo mai dei Puffi erano le loro case a forma di coloratissimi funghi, dentro quell’ immenso coloratissimo bosco.
In Italia, a Bardineto (Savona) nei boschi è possibile vedere questo villaggio con delle case a forma di funghi. Il villaggio è stato costruito a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70 da Mario De Bernardi; non credo si sia ispirato alla serie belga citata poco più sù, ma di certo non possiamo escluderne l’idea.

Sotto il profilo turistico, dopo gli anni ‘70, aveva avuto un calo, cedendo quasi all’abbandono. Infatti le case non sono vistabili da dentro ma solo fuori. Successivamente un gruppo di ragazzi decise di mandare le foto in giro per l’Europa, così da riportare il villaggio ad essere una delle mete più conosciute ed apprezzate da chi visita la Liguria. Inoltre si sta ipotizzando l’idea di far scattare diversi progetti di recupero e di risanamento che potrebbero portare alla realizzazione di un piccolo parco “a tema”. Chissà che, riprendendo vita, questi villaggio non torni ad animarsi, magari dei nostri amici blu!

Alessandro Rimaudo

Alessandro Rimaudo

33 anni, fin da bambino mi sono appassionato a cartoni, anime, giochi, videogiochi, film e serie TV e da allora questa passione non mi ha più abbandonato. Grazie alla gente che ho incontrato lungo il mio percorso e confrontandomi con loro, ho capito che questa cultura può essere alla portata di tutti e che la fantasia e la creatività possono davvero fare la differenza in ognuno di noi.

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