La carenza di ferro, specie nelle donne in età fertile, è una problematica molto comune ma facilmente affrontabile con il corretto approccio integrativo. Tuttavia vi sono soggetti che pur nutrendosi in maniera varia e non avendo il ciclo mestruale accusano sintomi che possono farci pensare ad una carenza ematica di questo importantissimo elemento.

Le cause di una carenza di ferro sono infatti molteplici, pensate ai vegetariani che non seguono una dieta integrata ad hoc, o a chi soffre di fenomeni di mal assorbimento intestinale (colite, morbo di Chron, diverticoli, soggetti con celiachia non diagnosticata), o ancora chi soffre di emorroidi e ha perdite di sangue giornaliere. Anche i periodi di gravidanza e allattamento sono a rischio carenziale se l’approvvigionamento di ferro non viene incrementato a dovere.

I sintomi che comunemente vengono riportati dai pazienti sono inizialmente blandi perché il nostro organismo ha a sua disposizione un deposito di ferro sottoforma di ferritina, ma esaurito anche quest’ultimo si manifestano sintomi più eclatanti quali: pallore, stanchezza fisica e mentale, irritabilità, mal di testa, insonnia, fiato corto, vertigini, perdita di capelli, unghie fragili, accelerazione del battito cardiaco.

Tutta questa sintomatologia che sottende alla cosiddetta “anemia sideropenica” è facilmente spiegabile se conosciamo il ruolo cardine del minerale ferro nel nostro organismo: esso è il componente dell’emoglobina, la proteina deputata al trasporto di ossigeno a tutti i tessuti e organi del nostro corpo! capiamo bene quindi che in carenza di ossigeno si fa fatica a mandare avanti la “macchina” dell’organismo.

Come rimediare quindi ad una carenza documentata?

  1. Partire da un’alimentazione varia con più tipologie di fonti di ferro (carne rossa, pollame, mandorle e frutta secca, frutti di mare, vegetali a foglia verde, legumi);
  2. Abbinare una fonte di vitamina C che migliora l’assorbimento del ferro alimentare;
  3. Evitare l’assunzione di tannini, sostanze ampiamente diffuse nel regno vegetale (tè, caffè, cioccolato, vino, alcune erbe), insieme a cibi contenenti ferro, poiché ne limitano l’assorbimento;
  4. Verificare l’eventuale carenza di vitamina B12 e Acido folico, anch’essi coinvolti nel fenomeno  dell’anemia;
  5. Fortunatamente in commercio esistono integratori di ferro altamente biodisponibile, come il ferro bisglicinato o quello sucrosomiale, che evitano tutta la serie di effetti collaterali dati dai vecchi supplementi (pensate alla gastrite, nausea, vomito, mal di testa). Molte formulazioni includono anche l’acido folico e la vitamina C nel caso in cui si tratti di un ferro fumarato. Anche il ferro pirofosfato ha dato ottimi risultati senza effetti collaterali particolari.
Roberta Latifi

Roberta Latifi

Farmacista e a breve nutrizionista, penna di salute e benessere per 97100. La dott.ssa Roberta si dedica al suo lavoro promuovendo modelli di prevenzione della salute umana sulla base delle più aggiornate scoperte scientifiche, somministrandole in una rubrica ricca di spunti e curiosità.

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