Il racconto di un viaggio tra veglia e sogno: contaminazioni, materiali inediti come la pelle di salmone, pezzi d’archivio e di recupero. La collezione di Italo Marseglia restituisce ai tessuti nuova vita e nuovo valore. Il bianco, declinato in tutte le sfumature, gioca con la camicia, capo icona di Italo Marseglia,  con lo chemisier portato con lo smoking reinterpretato tramite elementi tipici dello sportswear e l’innovativo taglio della giacca sul giromanica, che scopre, in modo sensuale la clavicola.  Volumi e forme si ispirano alle architetture romane e vengono impreziositi da plissé realizzati a mano, da meticolose ed elaborate unioni di pizzi pregiati.  Interessante la commistione di pizzi d’archivio, messi a disposizione dalla storica maison francese Sophie Hallette e vecchi campioni donati dal ricamificio Lusi e denim degli anni ’70, recuperati dai magazzini dell’azienda capitolina Fratelli Bassetti Tessuti grazie al supporto di Massimo e Federico Bassetti e trattato con innovative tecniche di sbiancamento, nel rispetto delle norme per la salvaguardia ambientale e delle acque. Marseglia racconta una donna in viaggio, colta, sofisticata che ama lingerie e camicie da notte vittoriane, veli di tulle ma anche tocchi dark e fetish come simboli delle sue contraddizioni. La collezione è frutto della partnership di Marseglia con l’azienda islandese Atlantic Leather, leader mondiale nella concia di pellami di recupero provenienti dall’industria ittica alimentare, che ha messo a disposizione del designer pelle di salmone utilizzata per realizzare gli accessori della collezione, dalle piccole borse a mano e a tracolla alle calzature. Le scarpe ginniche con suole avanguardistiche confezionate con i tessuti della collezione: dal denim sbiancato ai leggerissimi chantilly di Sophie Hallette, in collaborazione con Luca Berioli alle mules in pelle di salmone realizzate da James Edoardo Di Veroli, designer romano che ha lavorato con tecniche artigianali. La sfilata diviene per Marseglia opera d’arte a tutto tondo: la regia di Rossano Giuppa in un progetto che esplora i meandri dell’inconscio, il sound design curato dai Mòn, band dalla raffinatezza compositiva del panorama nazionale che, attraverso  un sound leggero e misterioso che mescola post-rock e ambient, elettrofolk e indiepop, immette il pubblico in un’atmosfera psichedelica e armonica.

Eleonora Orfanò

Eleonora Orfanò

Laureata nel 2016 presso l’Accademia di Belle Arti di Catania in Comunicazione e Valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo, partecipo parallelamente a corsi e workshop inerenti il settore artistico-culturale. Ad oggi frequento il corso di laurea magistrale in Storia dell’arte e beni culturali, presso l’Università degli Studi di Catania continuando a coltivare i miei svariati interessi.

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