Marina di Ragusa è uno dei tanti luoghi dove la movida fa economia. Vi spieghiamo come, mentre resta necessario l’impegno di tutti per il rispetto di certi limiti, evitando abusi su consumi e comportamenti, che vanno assolutamente affrontati

Ci sono gli architetti – giovani specializzati fuori e tornati in patria – che disegnano gli interni e gli esterni dei nuovi locali. Ci sono i social media manager, grafici, esperti di comunicazione – idem, giovani professionisti del territorio – che promuovono gli eventi e la quotidiana offerta degli stessi posti. Ci sono i birrifici artigianali – che spesso ti producono la birra alla zona industriale, a pochi metri da casa tua – con giovani soci che hanno deciso di investire e che spesso forniscono pub e locali di mezza Italia. Ci sono gli artisti locali a cui danno una intera parete di un palazzo, ogni estate, per esprimersi.

Tutto questo perchè ci sono i proprietari, spesso giovani, che investono – tavolta con notevoli sforzi – per aprire la propria attività. A volte ci vuole il prestito, il sostegno delle famiglie, tutto ciò che di burocratico serve per fare le cose bene e a regola, e poi è fatta: si può aprire. Il “locale” potrà essere un luogo di incontro, di sorrisi, di serate.

No, non stiamo parlando di Ibiza, di Gallipoli, o della vicina Malta. Stiamo parlando di Marina di Ragusa – si, i Mazzaredi – uno dei tanti luoghi costieri dove la movida fa economia. Siamo in quel luogo parte del patrimonio di “Marebarocco” che tra cultura, arte, spiagge libere, eventi, compone un pacchetto che la tanto famosa Ibiza si e no avrà un decimo di quanto abbiamo noi.

Giovani, sorrisi, divertimento. Locali, coinvolgimento, primi guadagni, primi buoni riscontri, prime assunzioni, insomma posti di lavoro, “posso restare qui, non devo scappare all’estero”. Barman, cameriere, personale che quando ti prepara un drink o te lo porta al tavolo – e ce l’hanno raccontato – spesso pensa a quanto stia riuscendo a costruire nel luogo dove sono cresciuti i propri sogni. E un giro, un “circolo virtuoso” di altrettanti ditte locali che beneficiano di tutto questo. E’ come quelle catene alimentari che studiavamo sui libri di scuola: il titolare apre un’attività, ha bisogno dell’architetto, dello studio di comunicazione, del professionista che redige piani di sicurezza e sanitari, del fornitore delle merci, della birreria artigianale, del personale; tutta gente che a propria volta metterà in circolo economia rivolgendosi ai propri fornitori o semplicemente acquistando cose che se non lavorasse qui non potrebbe comprare. E diciamocelo, non c’è bisogno di una laurea in economia per capire come funziona tutto questo meccanismo.

Tutto questo è sicuramente bello, ma ciò non vuol dire che tutto fili liscio. C’è chi beve il bicchiere di troppo ed essendo (lui) volutamente poco responsabile della propria vita decide di mettersi alla guida rischiando la vita sua e di chi può essere la conseguenza del suo egoistico gesto; c’è chi – sempre altrettanto incapace e irresponsabile – decide di dare vita ad una rissa; ma c’è anche chi – in questo caso, responsabile di una propria poca obiettività – davanti a questi gesti pensa che chiunque vada a bere una cosa, invece di essere compartecipe del generare economia sia corresponsabile di un disastro.

Molte delle cose di questo mondo hanno spesso un aspetto negativo, un errore, uno o più incidenti di percorso. E’ ovvio è palese che non ci si deve assolutamente fermare – anzi dare vita a tutto ciò che si può fare di efficace – nel contrastare l’irresponsabilità di chi fa uso di alcol e droghe dando vita, a volte, a conseguenze terribili come quelle delle ultime settimane. Non sarebbe male se ognuno di noi intanto si prendesse la responsabilità di bere moderatamente e vietare a chi ha bevuto troppo di guidare, al punto da nascondergli le chiavi – ma dal bloccare il singolo che può fare danno a fermare un sistema ne passa. Chi vedete frequentare le vie della movida, spesso non è l’idealtipo ubriacone di strana provenienza: è anche l’universitario tornato dopo mesi, è il giovane imprenditore o professionista che vuole godersi una serata di relax dopo una settimana intensa; è la coppia di fidanzati che brinda al proprio anniversario; è un gruppo di amici che a mezzanotte stappa un prosecco per festeggiare il compleanno di uno di loro. E’ qualcuno che vuole divertirsi con moderazione, e che dopo una bella serata andrà certamente ad ubriacarsi… di sonno (magari evitando di fare schiamazzi tra le strade mentre si va a prendere l’auto…)

Potenziare la sicurezza, se necessario; proseguire nel tentare una giusta mediazione tra proprietari e residenti, qualora ancora qualcosa non vada bene su emissioni sonore e atti vari; prendersi la responsabilità di godersi un drink senza andare oltre (meglio un cocktail in meno che una sofferenza in più), ma senza fare di tutta l’erba un fascio. I nostri luoghi possono generare economia, non c’è bisogno di guardare ad Ibiza o Gallipoli quando qui abbiamo tutto; un modo più obiettivo ed attento di vedere i fenomeni sociali ed economici può farci capire come possono andare le cose.

Perché se da un lato ci lamentiamo che “qui non c’è futuro per i nostri giovani” ma si demonizza una delle varie filiere economiche che permettono di costruire qualcosa qui – sono tante, su più fronti, ne parleremo – senza capire che questa va separata dagli abusi e consumi irresponsabili di pochi, rischiamo di essere incoerenti come chi per una puntura d’ape decide di sterminare tutti gli alveari della sua città ma poi si lamenta che nessuno produce più miele.

Foto di Marta Terranova (fonte: Instagram)

Orazio Emmolo

Orazio Emmolo

Ho sempre pensato a 97100 come un contenitore di cose belle, ora è realtà e tendo a riempirlo di musica che ascolto e commento in maniera diretta senza fronzoli.
Nella vita mi occupo di comunicazione e di business, sono appassionato di musica e di infrastrutture, strade e autostrade.

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