Già dall’antichità si sapeva quanto una guerra possa lasciare un segno nell’anima umano. “Le Troiane” di Euripide, infatti, racconta della città di Troia sconfitta dai greci, dove gli uomini vengono trucidati e le donne rese schiave. La città alla fine verrà abbandonata dalle prigioniere che la saluteranno per l’ultima volta avvolta dalle fiamme. La tragedia, riproposta quest’anno nel suggestivo Teatro Greco di Siracusa per il 55° ciclo di rappresentazioni classiche con la regia di Muriel Mayette-Holtz, è stata anche una bella avventura per un talento tutto nostrano, in grado di trasmettere con la sua musica tutta la sua passione: Fiammetta Poidomani, che nella tragedia ci ha messo chitarra e voce ma che da tempo conosciamo per il suo stupendo modo di incantarci anche con altri strumenti come l’arpa celtica.

Fiammetta, da quanto vivi questo tuo speciale rapporto con la musica?

Suono ormai da quasi 20 anni, mi sono diplomata al Musical Theatre Academy di Catania come musical perfomer. Oltre alla chitarra suono il bouzouki, una particola chitarra di origine greca, e l’arpa celtica.

Com’è stato lavorare all’interno di questo spettacolo?

Questo spettacolo è stato molto importante per me: ho imparato tantissimo e mi sono trovata stupendamente con tutti, dagli allievi dell’accademia agli attori protagonisti. La Muriel inoltre è riuscita a interpretare appieno l’opera, cercando anche di mostrare qualcosa di davvero attuale: la speranza di un futuro migliore. È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere tantissimo sia come artista che come attrice.

Qual è stata la sensazione di salire su un palco così antico come il Teatro Greco di Siracusa?

Da sempre era la mia più grande aspirazione, così come credo lo sia per qualsiasi attore o artista in generale. Il teatro greco di Siracusa è un tesoro inestimabile della Sicilia: ha dentro di sé la memoria di celebri attori che vi si sono esibiti, di grandi autori che hanno fatto la storia del teatro, e che hanno lasciato il loro segno tra quelle pietre. Sembrava come se le pietre stesse trasmettessero le emozioni presentate sul palco e che i vecchi attori e interpreti fossero lì. Inoltre, esibirsi ogni sera circondati da un muro umano di 5000 persone è un’emozione unica, che ricorderò per sempre.

Che consiglio daresti a chi, magari, vorrebbe affrontare un percorso come quello che hai intrapreso tu?

Dalla mia esperienza l’unico consiglio che mi sento di dare è credere sempre nelle proprie capacità e non lasciarsi mai scoraggiare dalle avversità, anche quando tutto sembra ostacolare il percorso. È molto difficile, ci vuole perseveranza e costanza. Certe volte può sembrare che le necessità ti portino fuori strada, ma in realtà tutte le esperienze accumulate, alla fine risulteranno utili.

Contributi fotografici di Daniele Cascone e Franca Centaro

Francesco Firullo

Francesco Firullo

30 anni suonati e non potrei vivere senza due cose: il teatro e la musica. Sono due modi di esprimersi così semplici e allo stesso tempo complessi che si rimane affascinati da questa contrapposizione.

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