Dopo il caldo estivo è finalmente arrivato Settembre, il mese degli inizi e delle possibilità, dei cambiamenti e dei buoni propositi; ma quante volte riusciamo a sostenere e a realizzare tutti i nostri obiettivi? Dopo le giornate al mare, le feste in spiaggia o le giornate intere trascorse a poltrire, tornare in ufficio o nella nostra città universitaria segna il “ripensare” ai nostri impegni, “riprendere” in mano le nostre normali abitudini, “rientrare” nella nostra normale routine fatta di sveglie e caffè. Tuttavia, può capitare di non essere del tutto pronti a ingranare nuovamente la marcia, di non averne voglia, non per disinteresse ma per paura o insicurezza, la stessa che ci rende sempre un po’ troppo titubanti rispetto ad alcuni punti interrogativi.

Staccare la spina e concedersi una pausa è una necessità che non dovrebbe essere mai trascurata; però basta poco per farci tornare a contatto con le ansie e le emicranie che abbiamo lasciato da qualche parte prima di andare in spiaggia. Così, scivolare nello stress e nella scomodità dei nostri pensieri prima ancora di prendere posto dietro la nostra amata e temuta scrivania, diventa più semplice del previsto. In questi casi, dunque, considerando che non si può tornare sotto il sole di Agosto tenendo in stand – by il cervello tutto il tempo, quello che potremmo riuscire a fare per la nostra salute mentale (ed emotiva) è focalizzarci su tre elementi chiave del nostro “fare” che potremmo definire “ricariche sociali”: il significato, la motivazione e la flessibilità.

Il primo indica l’importanza di ciò che abbiamo fatto per essere nel posto in cui siamo, rappresenta l’essenza del passato, il valore degli sforzi e tutto ciò che serve per aiutarci ad essere persone consapevoli e responsabili con la volontà di migliorare. La motivazione, invece, indica ciò che abbiamo dentro, il saper fare in relazione alle possibilità del futuro e a ciò che potrebbe servire per realizzarle. Ecco che qui, allora, entra inevitabilmente in campo la flessibilità, perché essere flessibili vuol dire essere capaci di agire nel momento presente essendo capaci di agire e reagire, apportare modifiche o mantenere tutto com’è, in base alle situazioni e alle convenienze sane. In altre parole, potremmo definire la flessibilità come un processo di apprendimento continuo su noi stessi che si traduce in un investimento emotivamente sostenibile che ci consente di trattenere il significato e di contenere la motivazione, a sostegno del nostro benessere personale nel qui ed ora.

Si chiamano ricariche sociali perchè attraverso esse, capiamo che tutto ciò che abbiamo imparato e scoperto fino ad ora, può servirci e per applicare serve uno strumento semplice e complesso allo stesso momento: cercare di avere un atteggiamento positivo, l’unico modo davvero utile per “andare avanti”, anche quando averlo può risultare umanamente difficoltoso. Nello storico film “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi c’è un pezzo molto simbolico che fa al caso nostro: “Nossignore, ricomincio da.. Cioè.. Tre cose mi sono riuscite nella vita, perchè devo perdere pure quelle? Devo ricominciare da zero? No, ricomincio da tre!” Non serve buttare ciò che siamo stati, piuttosto “utilizziamoci” per fare auto analisi e proporci un motivo di crescita, maturazione e conservazione per tutto ciò che siamo e diventeremo.

Buon inizio a tutti, buon Settembre a tutti!

Rita Spagnolo

Rita Spagnolo

Assistente sociale e studentessa del corso di laurea magistrale in Pubbliche amministrazioni dell'Università degli Studi di Catania.
Creare una realtà sociale nuova per l'ascolto e la soluzione dei problemi è il primo di una lunga serie di sogni.

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