Non sono mancati spunti di riflessione e di dibattito martedì pomeriggio nel corso del Seminario-Tavola Rotonda sul tema  “La Messa alla prova: criticità e buone prassi” organizzato dal Centro Servizi Volontariato Etneo, in collaborazione con dall’Atos, l’associazione team operatori sociali Onlus, con il patrocinio del Comune di Ragusa, il Libero Consorzio Comunale, l’Avis e l’Anffas. L’istituto della messa alla prova esiste dal 1988 per i minorenni e solo nel 2014, con la legge 28 aprile n. 67, è stato esteso anche ai maggiorenni. Consiste nella possibilità che viene offerta a chi ha commesso un reato di estinguerlo completamente senza andare in carcere e mantenendo la fedina penale pulita. Per farlo, bisogna ottenere l’autorizzazione del giudice. Se al termine del periodo di prova tutto è andato bene, il reato è estinto. Il reato che hanno commesso non deve prevedere una condanna superiore a 4 anni e gli imputati possono farne richiesta una sola volta nella vita. Il tema, ha coinvolto la numerosa platea della Sala Conferenze Avis di Ragusa composta essenzialmente da assistenti sociali, avvocati e rappresentanti del terzo settore, i principali attori coinvolti nell’istituto della messa alla prova. A dare il via al seminario i tradizionali saluti istituzionali da parte del Commissario del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, Salvatore Piazza, del Presidente dell’Avis Regionale Sicilia, Salvatore Mandarà, del Presidente dell’ordine degli Avvocati di Ragusa Emanuela Tumino, del Presidente del CSVE Salvo Raffa, del Presidente del Croas Sicilia Giuseppe Graceffa, di Salvatore Poidomani Segretario Generale Sunas e del Presidente V Commssione CROAS Sicilia Matilde Sessa. E’ stato il Presidente del Tribunale di Ragusa il dott. Biagio Insacco ad introdurre i lavori partendo dall’esperienza del Tribunale di Ragusa, che in merito all’applicazione della Messa alla Prova, non conta ancora molti casi, ed esprimendo tra dubbi e perplessità la necessità di ampliare l’applicazione di questo strumento che non è affatto incostituzionale come alcuni in questi anni hanno voluto fare intendere, da qui la scarsa applicazione dello stesso, che a suo dire invece, ha una funzione molto importante perché evita quell’assaggio del carcere che in certi soggetti ha spesso un effetto deleterio. Da qui la necessità di un’attenta valutazione complessiva del soggetto che chiede di poter essere “messo alla prova”. Come è emerso dai dati statistici presentati dalla dott.ssa Giovanna Di Falco, Direttore dell’Ulepe Ragusa, ufficio per l’esecuzione penale esterna, che svolge un ruolo fondamentale nella messa alla prova, coloro che richiedono di usufruire di questo istituto sono essenzialmente uomini e donne tra i 18 e i 39 anni, con cittadinanza italiana, che hanno un’occupazione stabile e che sono accusati di reati che riguardano la violazione del codice della strada e reati contro il patrimonio.  Il GIP del Tribunale di Ragusa dott. Andrea Reale ha messo in evidenza l’importanza di questa valutazione che permette per la prima volta in assoluto di svolgere un indagine di tipo sociale che consente di avere una visione più chiara del soggetto tenendo in considerazione molteplici aspetti da quello familiare a quello economico. Fondamentale inoltre la sinergia tra le varie istituzioni che è imprescindibile per l’applicazione di questo tipo di istituto. A Ragusa, ad esempio dopo una partenza ritardata dell’applicazione della legge n. 67, si è avuto un incremento grazie al protocollo di intesa con il Tribunale di Ragusa. Ed è proprio la sinergia il punto di forza dell’esperienza della dott.ssa Stefania Gremese Direttore Ulepe di Udine e Pordenone che ha illustrato la realtà del proprio territorio, che vanta il più alto numero di provvedimenti di “messa alla prova” in Italia. Un territorio che si differenzia da quella provincia di Ragusa per moltissimi aspetti, anche se di fatto poi i soggetti che si rivolgono all’istituto della messa alla prova presentano le stesse caratteristiche e che ha fatto della buona prassi uno stile di vita, affrontando le criticità e trovando le soluzioni in un clima di grande collaborazione, in cui il mondo del volontariato ha un ruolo fondamentale, e formando ed informando gli adetti ai lavori. E sono stati proprio gli adetti ai lavori a mettere in risalto le criticità ma anche le grandi potenzialità del procedimento portando esperienze concrete. Paolo Santoro, Presidente dell’Assod, che da anni ha messo a disposizione la sua associazione per accogliere coloro che richiedono e ottengono la messa alla prova, ha sottolineato che è necessario un intervento da parte dello Stato per sostenere le associazioni che sono chiamate a farsi carico del soggetto impegnando proprie risorse umane ed economiche. A questo proposito il Procuratore della Repubblica di Ragusa dott. Fabio D’Annaha nei fatti condiviso quanto sostenuto da Santoro, concludendo i lavori con un intervento molto critico nei confronti della messa alla prova, affermando che “Uno Stato non può risolvere i suoi problemi scaricandoli sugli altri” e sostenendo nei fatti il fallimento di un istituto che però esiste e con cui bisogna fare i conti. Per questo ha affermato la necessità di una modifica, anticipando la sua applicazione alla fase delle indagini preliminari. Il seminario è stato un momento molto importante di formazione per gli addetti ai lavori anche grazie agli interventi interessanti e appronfonditi degli altri relatori che sono intervenuti. Da sottolineare, oltre a quelli già citati, gli interventi della dott.ssa Maria Licitra Referente per sede USSM Ragusa, del dott. Marco Santoro, Esperto servizi sociali, dell’avv.stab. Guendalina Lomartire del Foro di Udine e dell’avv.Marco Galati del Foro di Catania. Il seminario è stato accreditato dall’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Sicilia e dall’Ordine degli Avvocati di Ragusa.

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