Sicilia stai perdendo i migliori: i più onesti, i più sognatori, i più intelligenti, i più coraggiosi, i più lavoratori”, “Sei invivibile”, “Continuando così resterai sola. Ce ne andremo tutti.”, “Probabilmente sarai la casa dei figli di papà”, “Qualsiasi lavoro […] è comunque più dignitoso di quelli che tu puoi offrirci.” “Tra non molto, sarai data in pasto a quei quattro imprenditori mafiosi che vogliono comprarti.” Sono le frasi di uno sfogo, quello di una giovane siciliana che vede andare via tutti gli affetti compreso il suo ragazzo: un post su Facebook diventato forse troppo frettolosamente articolo e, ovviamente, immediatamente virale e condiviso. Perchè per molti è così: “i nostri giovani se ne andranno tutti via, non c’è speranza” limitandosi a commentare sui social senza alzare fortemente la voce  nè guardando con speranza a chi – un bel po’ – con il proprio progetto, start-up, azienda, professione, riesce – con mille sforzi – a rimanere qui e potrebbe rappresentare un piccolo esempio per gli altri.

Sono tanti i problemi della nostra regione, è evidente il blocco di occupazione giovanile, sviluppo economico, ammodernamento infrastrutturale, e numerose le carriere professionali per le quali bisogna per forza andare via; ma sono tanti anche gli esempi positivi, quelli che potrebbero rappresentare uno sprone, un punto di partenza, almeno per quella parte di giovani che se bene informata e motivata potrebbe percorrere strade simili a quelle già in essere da diversi ragazzi siciliani. Articoli, frasi e relative condivisioni come il caso che abbiamo citato, pur confermando la situazione altamente drammatica, non fanno altro che amplificare la problematica in sè e mai parlare di una (piccola) parte della soluzione, quella che già c’è: viene da chi ha smesso di aspettare e ha accettato la sfida.

Eppure, proprio sulle colonne di questo piccolo magazine, di cose ne abbiamo raccontate: da start-up tutte siciliane di eccellenza, come BalticaKattuniSnk-lab, Stylo Stay, a luoghi come Scalo 5B, realtà nostrane in mostra alla Milano Design Week come Synthesis Studio Production, giovani talenti della moda siciliani che abbiamo seguito ad Altaroma come Salvatore Pecora e Davide Mazzaglia, a ragazzi che aprono attività grazie alla movida, al caso in cui giovani imprenditori siciliani formano altri giovani, agli eventi in cui si spiegano i nuovi lavori realizzabili anche in Sicilia, alle opportunità di numerosi bandi come Fermenti fino allo spiegare che per fare business seriamente serve strategia e al viaggio di chi gira le scuole e le università per raccontare la storia di chi ce la sta facendo rimanendo qui.

Ma ora c’è chi ha deciso di fare la voce grossa e di dimostrare che i giovani siciliani non ci stanno: il tutto attorno ad un simbolo, una pagina Facebook seguita e condivisa, un’assemblea nazionale appena svolta e una prossima grande manifestazione. E una frase, che vuole ribaltare il famoso proverbio siculo secondo cui solo chi va via riesce: “SI RESTI ARRINESCI”. Una vera e propria campagna, che diventa collante, affinchè il fenomeno dell’emigrazione giovanile possa essere realmente combattuto, in primo luogo da tutti i nostri ragazzi e da quell’adeguato ed importante sostegno che tutti devono avere.

Lo scorso 4 ottobre centinaia di persone provenienti da molte località della Sicilia si sono ritrovate al Collegio San Rocco, presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’Universita’ di Palermo per la prima assemblea. Numerosi gli interventi, per ricordare come non si possa rimanere inermi davanti a una situazione ormai insostenibile: L’emergenza sociale dilaga, la povertà, la disoccupazione costringe intere famiglie a dividersi. Per i responsabili della campagna “di fronte a tutto questo, la politica non fa nulla, ed è necessario un vero e proprio cambio di rotta” Sulla stessa onda anche le delegazioni provenienti dalle principali città siciliane, Messina, Catania, Agrigento, Trapani, Ragusa, Siracusa e, ovviamente, Palermo. Decine di giovani che hanno scelto di restare e lottare per costruire un futuro nella loro terra. Nei loro interventi hanno ripercorso le difficoltà a cui vengono sottoposti quotidianamente, ma hanno anche rimarcato la necessità di costruire un fronte unito tra i giovani. I veri protagonisti devono essere loro. “Solo restando e reagendo al nulla politico” spiegano, “è possibile cambiare e migliorare le condizioni esistenti. “Si resti arrinesci” è il nuovo urlo di tutti coloro che non vogliono più restare inermi di fronte a un fenomeno drammatico. Se c’è chi riesce a restare come abbiamo raccontato, c’è chi, non può fare altro che andare via. Che sia dopo la scuola o dopo l’università, o chi, come le insegnanti e gli insegnanti, deve partire necessariamente per poter svolgere il proprio lavoro. Abbiamo fatto anche la proposta di aprire vertenze con l’Università di Palermo per fare aprire un corso di laurea in ingegneria navale, già presente a Genova, Trieste e Napoli, ma che non c’è a Palermo, città in cui è presente uno degli stabilimenti della Fincantieri che rappresenta un polo importante per la cantieristica navale. E’ assurdo che studenti che vogliono lavorare nei cantieri navali di Palermo, debbano andare a studiare fuori per tornare!”

L’assemblea è, poi, continuata con numerosi interventi di studenti, giovani imprenditori, lavoratori, docenti, associazioni e cittadini. Un primo momento di unione per cominciare a smuovere qualcosa all’interno dei palazzi istituzionali ed elaborare proposte per un cambio culturale, economiche e sociale del territorio. Si formeranno dei gruppi per ogni città con il fine di elaborare proposte e preparare insieme una grande manifestazione aperta a tutti, che si svolgerà a Palermo il prossimo 25 ottobre.

“La reazione popolare alla desertificazione e allo spopolamento della nostra terra è appena iniziata”. Così questi ragazzi vogliono fare davvero sul serio. E hanno lanciato la sfida: “A faciemu na scummissa?!”

 

 

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