Violenza sulla donna è anche sottovalutare la sua intelligenza, pensare che di neuroni ne ha esattamente la metà dei tuoi e che puoi dire, fare o pensare quello che vuoi perché tanto lei non lo capirà, e resterà sempre al posto che (tu) pensi di averle concesso. E’ quando ci lavori insieme e usi quel vezzeggiativo che suona carino ma che in realtà la tiene sempre al guinzaglio e (sempre secondo te) un gradino sotto al tuo, quando ha la gonna corta in foto sui Social e quindi “che vuoi farci, è lei che vuole essere notata”. Violenza è quando lei esprime la sua opinione battendo i pugni sul tavolo e quindi tu, come fosse normale apprezzamento, “sei pazza”, o quando non guardi oltre il livello della sua scollatura quando ti parla.

Violenza “è single, cerca avventura”. Violenza “è sposata, cerca avventura”. Violenza è “la pago meno perché non ha famiglia a carico”. Violenza è “non la ingaggio perché ha 30 anni e sicuramente vorrà metter su famiglia, ti immagini la maternità?”. Violenza è pretesa. Violenza è quando ti stupisci ancora per un paio di seni e ci fai un titolo di giornale.

L’elenco è infinito, ma mi fermo qui. Quindi, non dire No alla violenza sulla donna, quando tu sei il primo. O la prima (sì donna, tu). Risparmiati le scarpe rosse in bacheca, che tanto di ipocrisia non è mai morto nessuno. 25 Novembre, a chi?

Alessia Cataudella

Alessia Cataudella

Direttore responsabile di 97100 Magazine

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