Ci possiamo ancora salvare dalla rassegnazione perché siamo tornati a imparare un nuovo modo di fare impresa e abbiamo sentito che la “Buona vita” può ricominciare dal Buon Lavoro. InterHub avvia le attività. A Scicli, nella provincia più a sud d’Italia, in una chiesa, quella della Consolazione, in una regione dove la disoccupazione giovanile supera il 50%, venerdì 28 febbraio un gruppo di giovani ha scelto di cominciare un “cammino” con lo scopo di apprendere in che modo si può fare impresa, anche utilizzando le più innovative strategie: come il Digital Marketing. Ad accompagnarli nel percorso venerdì c’era Fabio Cicero, imprenditore di successo che partito da “venditore di fiori” oggi è alla guida di un gruppo che fattura oltre 22 milioni di euro e opera in 32 paesi nel mondo. C’era Salvo Scribano, laureato in economia, co-founder di Formability, alla guida di un gruppo di giovanissimi professionisti che hanno realizzato in Sicilia una società di servizi aziendali specializzata anche nel digital marketing. Franco Portelli, docente di diritto ed economia, collaboratore del Sole24 ore Scuola, co-founder di Inter Hub, autore del libro edito dalla Franco Angeli “Dalle 4 P alle 4 E del Marketing” ed esperto di start up.
In mezzo ad un variegato mondo di persone che si lamentano del fatto che non c’è più futuro, che imprecano contro questo o quel politico, al punto che il Censis li descrive come “incattiviti e rancorosi”, a Scicli si sta riscoprendo una realtà diversa. Giovani che hanno scelto di dedicare tempo ed energie per imparare a fare impresa. Tutto nella gratuità. Docenti più che qualificati (Diversi da quelli che si possono trovare nella formazione assistita foraggiata da contributi pubblici) che “regalano” il loro tempo e la loro esperienza. Un sacerdote, don Antonio Sparacino, da tempo impegnato nel sociale, convinto che, come sostiene Luigino Bruni nel suo libro L’arca e i talenti, «Quando a una persona, soprattutto se è giovane, non è consentito, per qualsiasi ragione, di lavorare, tra le molte cose splendide che gli vengono negate, gli si riducono i luoghi dove poter incontrare gli angeli e dialogare con l’infinito. Lavorare è importante anche per questo». Forse è anche per questo motivo che una chiesa, quella della Consolazione di Scicli, diventa “luogo” di speranze, di formazione, di fame di futuro, ospitando l’incubatore InterHub, fortemente voluto anche da Angelo Galanti e Giuseppe Causarano. Si è parlato di innovazione, nella consapevolezza che sono gli innovatori quelli che vogliono cambiare il mondo e non sono disposti ad aspettare che a farlo siano gli altri. Cambiano lo stato delle cose con parole, idee, strumenti, tecnologie, imprese e concetti. Proprio come l’homo novus (di latina memoria) in cui è insita la natura dell’innovatore.

Incominciando da zero si faceva strada per arrivare alle cariche dello Stato. Si era formato da solo nel proprio campo, dato che prima di lui nessuno dei suoi antenati aveva intrapreso il suo stesso cammino. Come diceva Steve Jobs “La creatività è connettere le cose” (Creativity is connecting things). Le persone innovative sono in grado di generare idee da vecchie soluzioni, prese anche da altri ambiti, ricombinandole in modo diverso. Innovare fa anche rima con immaginare, perché è difficile “rovesciare il tavolo” senza quella capacità di vedere un futuro diverso e migliore oltre la comoda abitudine e il rassicurante Status quo. In questo nostro momento storico dove l’economia rischia di ridursi a “merce” da vendere o, ancor peggio, a “strumento” per demolire avversari o per costruire fortune immeritate, non è facile trovare giovani “appassionati” a questa scienza. E’ con questo pregiudizio che abbiamo avviato InterHub. La realtà, invece, ci ha “regalato” un nuovo ottimismo inaspettato. I formatori stessi, non hanno potuto fare a meno di provare “stupore” di fronte alla serietà con cui i corsisti hanno seguito, in particolare quando ci si è soffermati sull’argomento delle start up. E’ bastato “guardare” per capire che quell’aula era qualcosa di più: un piccolo rifugio per chi ha ancora voglia di cose semplici ma autentiche, inimitabili. In una Sicilia in cui è percepibile, oggi più che mai, un’assenza di nostalgia del futuro, una rassegnazione che, nella migliore delle ipotesi, si trasforma in rabbia e contestazione, si scopre che c’è la possibilità di “andare oltre”, di “costruire”, di “generare” storie nuove. E’ importante tornare ad avere quella che ci piace definire “fame di realizzazione”, in modo da essere nuovamente motivati a sacrificarsi per raggiungere obiettivi importanti. Abbiamo scelto la formazione anche perché non esaurisce mai la batteria e può alimentare quella dello spirito. Con l’aggravante che abbiamo scelto di occuparci di futuro, di innovazione, di “rivoluzione”. Qualcuno può legittimamente pensare che siamo folli! Di quella follia lucida che spinge a sognare, andare avanti, senza esitazioni, nonostante i tanti semafori rossi dimenticati accessi nelle nostre strade che oggi sembrano abbondare. Divieti, pessimismo, paure, inviti a fermarsi, a non “abbracciare” il cambiamento.

Con questa esperienza, può venir fuori la narrazione di una rivoluzione in corso al Sud. Una rivoluzione fatta non di occupazioni delle piazze, non di cassonetti bruciati, ma generata da persone che davvero possono cambiare il nostro modo di vivere, con dei progetti concreti. I tempi sono maturi! Viviamo in un immenso “laboratorio”, dove i confini fra passato, presente e futuro si sono fatti molto meno netti. C’è una straordinaria combinazione di presente e futuro: il futuro immediato. “Siamo alla fine di una delle grandi ere economiche dell’umanità, ma al contempo vediamo l’inizio di qualcos’altro”. È una trasformazione radicale, da consumatori a prosumer, produttori e consumatori allo stesso tempo. Si comincia a scorgere un mondo completamente nuovo, in cui molti dei nostri presupposti su come gestiamo il cambiamento sono superati dai tempi: i processi di cambiamento sono molto più rapidi e molto meno ingombranti di quelli a cui ci siamo abituati. La resistenza al cambiamento è ampiamente ridotta in questo mondo. Le nuove innovazioni stanno modificando i vecchi modi di fare business, e giovani imprenditori intelligenti sono in prima linea in questa “gentile” ma storica trasformazione. E se pensiamo che questa “rivoluzione” parte dal Sud allora possiamo ancora credere in un futuro in cui giovani, professionisti e imprenditori, assieme, possano contribuire a “generare” una nuova Sicilia.

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