Solidarietà e spirito di iniziativa alleviano l’emergenza Covid-19. La penuria di mascherine mette in crisi ogni giorno il personale sanitario, ma si accendono fortunatamente nuove speranze per la fornitura di visiere protettive, presidi anticontagio divenuti ormai difficilmente reperibili sul mercato. In tutta Italia ormai sono tantissime le aziende e i makers che stanno lavorando senza sosta per produrre questi dispositivi con le stampanti tridimensionali. Non mancano, però, anche le iniziative portate avanti da privati cittadini. E un grande modello di operosità arriva da Chiaramonte Gulfi. Nella cittadina del ragusano, una delle province più virtuose nella gestione delle misure restrittive antiCovid, il giovane Lucio Lucifora, dopo aver ideato un esempio di protezione facciale, si è fatto promotore di una rete di collaborazione che, in pochi giorni, ha permesso la produzione di ben oltre 150 visiere di manifattura artigianale. Il suo prototipo è stato creato con il semplice assembramento di un archetto in bioplastica realizzato con stampa in 3D agganciato a un foglio A4 acrilico trasparente, quello che comunemente si usa come copertina per documenti rilegati. Il dispositivo prodotto sta permettendo a centinaia di medici e personale sanitario nei nostri ospedali, costretti a lavorare faccia a faccia con i pazienti, di prevenire la trasmissione del virus.  La richiesta aumenta di ora in ora. In meno di una settimana più cinquanta visiere sono state già consegnate all’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa e si cerca di far fronte anche alle numerose richieste avanzate dal personale del Cannizzaro di Catania. Il progetto di produzione del dispositivo anticontagio ha subito incontrato il sostegno dell’associazione di volontariato protezione civile FIVE (Fuoristradisti Iblei Volontari in Emergenza) che ha lanciato una raccolta fondi a sostegno dell’attività di stampa 3D. Tramite l’app su Google Playstore “Five OdV PC” è possibile poter contribuire all’acquisto delle materie prime per realizzare le visiere. Da questa settimana consegne anche a cinque associazioni di volontariato.

“Qualche giorno fa  – spiega Lucio Lucifora, il giovane promotore dell’iniziativa – sono stato messo in contatto con un infermiere del Giovanni Paolo II di Ragusa che aveva già lanciato un appello rivolto a qualcuno in possesso di stampante 3D per la realizzazione di visiere, difficili da trovare vista l’emergenza. Fatta una ricerca veloce su internet e reperito un file OpenSearch da un sito svedese a disposizione di tutti, gli ho prospettato qualche modello. Nel frattempo ho creato un prototipo tra quelli ritenuti più semplici e veloci da realizzare. A un giorno dalla richiesta, consegno il prototipo che si presenta simile a un paio di occhiali da indossare. L’infermiere lo fa vedere ai suoi colleghi, lo provano in tanti e restano tutti contenti, dicono sia comodo per la sagoma che ha, è leggerissimo, non da fastidio ed è molto pratico in quanto privo di elastici o laccetti. Immediatamente me ne chiedono 50 archetti che ho donato senza alcuna ricompensa poiché ritengo che questo gesto sia niente rispetto al gran sacrificio del personale sanitario che opera per salvare ogni istante vite umane. In pochi giorni mi sono reso conto della necessità di supportare un settore fondamentale per la creazione di soluzioni alternative alle mascherine che tardano ad arrivare e comunque restano sempre in numero insufficiente rispetto alla richiesta dettata dall’emergenza”

Il gesto solidale del giovane Lucio non si ferma e subito si prodiga a contattare altri due amici chiaramontani in possesso di stampanti 3D, Giovanni Terranova e Orazio Gurrieri, che si mettono a disposizione per essere più celeri. La foto del prototipo arriva al Cannizzaro di Catania che avanza immediatamente altre richieste. L’archetto necessario per la realizzazione della visiera viene stampato in PLA (Acido Polipattico ottenuto da materiale organico) un materiale biodegradabile. I tempi di stampa medi per un archetto sono di circa 1 ora e 20 minuti e attualmente in team con le tre stampanti i giovani chiaramontani riescono a produrre più di 20 visiere in 10 ore.

“Tutto è nato – precisa Lucio Lucifora artefice dell’iniziativa – vedendo un annuncio su Ragusa della Orthom (azienda specializzata in Prodotti ortopedici su misura) che stava modificando le maschere da snorkeling della Decathlon in maschere per respiratori ospedalieri. Non potendo contribuire alla campagna lanciata di donare una maschera perché non ne ero in possesso, mi sono messo a loro disposizione con la mia stampante 3D per produrre eventualmente dei raccordi a supporto della loro attività già avviata con altre aziende specializzate nel settore. La mia disponibilità è stata accolta immediatamente ed è subito iniziata la collaborazione con Orthom Ragusa e ancora oggi si lavora per la definizione dei raccordi e i test secondo le norme ISO. Ho mandato una foto della visiera ad Orthom dicendo che qualora qualcuno faccia richiesta, tenga conto che per Ragusa stiamo già lavorando in team per la produzione.”

Il boom di richieste di visiere sembra destinato a crescere. Anche perché la versatilità di questa attrezzatura anticontagio non esclude la prospettiva di un utilizzo che non sia destinato solo al personale sanitario quando si dovrà fare i conti con il dopo Covid. Chissà che non diventi un accessorio indispensabile delle nostre vite quotidiane e negli spostamenti. La visiera ha tutte le potenzialità per poter essere trasformata in un oggetto trend personalizzabile, magari da tenere in borsetta. In scenari futuristici, ma forse non così troppo lontani, potremmo ritrovarci queste visiere sempre a portata di mano, alla stregua di un comune occhiale da sole. Così, se ancora per lungo tempo non potremo abbracciarci, almeno non si rinuncerà alla forza di un sorriso in tutta trasparenza.

Cettina Divita

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