Mentre i vertici della Lega annunciano uno stop fino al 18 maggio, prolungando di altre due settimane il precedente provvedimento, per il direttore generale dell’Asd Marina di Ragusa, Nunzio Calogero, il campionato di calcio di serie D non può ricominciare e per la prossima stagione occorre un piano strategico in grado di garantire il futuro di molte società colpite dalla crisi. L’inizio del mese di maggio, quindi, sembra sentenziare la fine della stagione agonistica 2019/2020. Per quasi tutti gli addetti ai lavori non ci sarebbero le condizioni generali per ricominciare un torneo tranciato a causa della pandemia mondiale da Covid-19. E’ questo in sintesi è anche il pensiero di Nunzio Calogero, direttore generale della matricola Marina di Ragusa. “Sono stato – afferma Calogero – uno dei primi a pensare che oggi non esistono le condizioni sanitarie, mentali ed economiche affinché il calcio dilettantistico riparta. Siamo consapevoli dell’enorme danno che questo virus ha causato alle casse di molte società dilettantistiche di serie D ed proprio per questo motivo che occorre fermarci tutti e pensare anche a come affrontare la prossima stagione che inizierà con molti punti interrogativi. In questi giorni ho avuto modo di esternare il mio pensiero sull’operato del presidente Sibilia ed i vertici della Lnd – continua Calogero – perché sono stati tra i primi ad annunciare lo stop dei campionati, quando abbiamo visto che, per altri sport ed in altre leghe, non si sono prese le giuste decisioni, con danni davvero enormi. Allo stesso tempo, proprio per questo, abbiamo piena fiducia nelle decisioni che verranno prese, anche se in questi giorni abbiamo sentito il presidente dire che sarà molto improbabile una ripartenza”.
Per quanto riguarda il futuro, Calogero evidenzia l’importanza di concentrarsi sulle riforme serie e sugli incentivi da poter offrire alle società dilettantistiche, perché scompariranno tante società: affinché ciò non accada, bisogna studiare delle riforme ad hoc. Come più volte detto dai dirigenti rossoblù la crisi ha messo in ginocchio le piccole e medie imprese che sono la linfa della società grazie alle loro sponsorizzazioni; senza di loro sarà dura ripartire.

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