Due libri testamento. Di un’anima che ne rappresenta mille. Storie semplici di famiglia, cuore e vita che possono essere quelle di ognuno di noi quelle custodite in “I ragazzi del molo di Sant’Antonio” e “Siti d’amuri” (entrambi editi da Intrecci Editore). Il primo è una raccolta di racconti biografici, il secondo mette insieme poesie d’amore in dialetto siciliano, entrambi portano la firma di Armando Carruba. Poeta, dicitore, uomo di teatro. Non è più tra noi ma la sua memoria resta viva nel cuore di chi ha avuto l’onore di avvicinarsi alla sua intima sensibilità di artista della porta accanto.
Armando Carruba nasce a Monterosso al mare (SP) nel 1944. Cresce a Siracusa per via del lavoro del padre, lavora per più di trent’anni nelle raffinerie petrolchimiche di Priolo Gargallo, e nel tempo sviluppa uno spiccato interesse per il teatro per la poesia dialettale. Era molto attivo su internet, dove gestiva un blog e una pagina Facebook in cui narrava aneddoti della Siracusa di una volta.
Il cuore sempre rivolto alla moglie Bianca e ai figli Giovanna e Alberto, colonne della stesso edificio chiamato famiglia.
Casa è in tutto. Nel gusto raffinato nella scelta della parola giusta, che suona di musicalità anche se la pronunci a mente nel silenzio di un divano.
Dagli anni ‘50/’60, fino alla fine degli anni ’70, Carruba disegna i tratti di un passato che potrebbe – senza voli pindarici – essere il presente di ognuno di noi. Fatto di vita genuina, di testimonianze del passato.
“I ragazzi del molo di Sant’Antonio” è impregnato dell’amore per il mare e la terra, degli insegnamenti religiosi e familiari, dei primi approcci col mondo del lavoro e con l’universo femminile. L’uso del dialetto è volume della voce della strada, mai urlato. Curiosità intellettuale e sapiente ironia fanno da scenario alla celebrazione di valori spesso dimenticati, come la laboriosità, il senso di responsabilità, il rispetto dell’altro e la solidarietà.
Nella raccolta poetica Siti d’amuri si impongono di delicata insistenza la natura, la famiglia, gli amici, i primi sentimenti amorosi, le spiagge assolate e gli incantevoli paesaggi siracusani. Temi e scenari di un’esistenza piena d’amore, un’eredità di liriche che Armando Carruba ha portato dall’esperienza alla penna. Con la ricchezza espressiva del vernacolo siciliano, l’autore lascia trasparire l’essenza della propria interiorità. Una raccolta di 86 componimenti per ricordare l’amato artista, scrittore, attore e raffinato dicitore di testi e poesie dialettali che te lo fanno conoscere anche se non lo hai mai incontrato, guadando al mondo con la positività delle piccole cose che lo ha accompagnato nel suo intero percorso di vita.
“Siti l’acqua ca leva ‘a siti/, ‘u suli ca mi quarìa/ siti ‘u ciatu dda’ vita mia…”. Ai figli si rivolgeva così in “Siti d’amuri – i figghi” la lirica dedicata a Giovanna e Alberto, che fanno camminare sulle loro gambe gli insegnamenti-persempre del loro papà che, oltre che coi gesti, è riuscito con le parole a rendere la profondità dell’amore più grande.
“Gli insegnamenti di Armando, amante della vita e della sua Siracusa, vivranno per sempre nei ricordi di chi lo ha conosciuto; la fortuna di averlo avuto nel nostro cammino, col suo modo di fare gioioso e sempre allegro, ha reso me e mia sorella Giovanna orgogliosi di un padre artista – dice Alberto – Insieme a mia madre Bianca, suo più grande amore, ha calcato i palcoscenici di numerosi teatri siciliani, formando una coppia di teatranti caratteristi della scena siracusana. Io e la mia famiglia abbiamo fortemente voluto, sia con il primo libro che con la raccolta di poesie postuma, celebrare la memoria di un uomo affamato della cultura, della lingua e del teatro siciliano”.
“I ragazzi del molo di Sant’Antonio” e “Siti d’amuri” sono gli appunti di una storia di straordinaria normalità che è di tutti noi.

Alessia Cataudella

Alessia Cataudella

Direttore responsabile di 97100 Magazine

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