Il team di ​“South Working”​, ​composto da giovani under 35​, altamente qualificati, dà voce a molte persone costrette a lasciare la loro terra alla ricerca di offerte lavorative attinenti al loro percorso di studi. Questo ambizioso progetto mette in discussione la cosiddetta “fuga di cervelli” e analizzando il rapporto tra territorio, imprese e comunità, ricerca soluzioni sostenibili e di maggiore coesione sociale. Ne parliamo con ​Elena Militello​, ideatrice del progetto.

Elena raccontaci un po’ di te e del team di South working.

Il ​team di South working ​è composto da giovani che per motivi di studio e lavoro hanno dovuto lasciare la propria terra​. Tutti noi, facciamo parte del ​Global Shapers Palermo Hub ​che mira a coinvolgere i giovani che vogliono mettere il proprio talento e determinazione al servizio della propria città, ponendo particolare attenzione alle questioni di legalità, inclusione sociale, istruzione, Imprenditorialità, ospitalità, multiculturalismo. ​Inoltre​, il team, che è composto dalla sottoscritta, da Mario Mirabile, Alessandro Kandiah, Martina Derito, Emanuele De Pasquale, Antonio Campanile, Ruben Dublo,​ ​si avvale della consulenza di esperti in differenti settori.

Come nasce il vostro progetto?

Il progetto nasce dall’ esperienza vissuta durante il periodo di lockdown trascorso a Palermo, dopo il ritorno dal Lussemburgo, stato in cui svolgo attività di ricerca. Il progetto si basa sull’idea che nel periodo post-COVID sia possibile per lavori qualificati afferenti soprattutto al terziario avanzato, immaginare scenari di lavoro agile, che permettano a lavoratori e lavoratrici di operare dal luogo in cui preferiscono risiedere, offrendo la possibilità di coniugare più facilmente lavoro e vita privata. A sostegno della nostra idea progettuale, oltre ai valori costituzionali e i Trattati sulle politiche di coesione dell’Unione Europea, vi sono leggi già vigenti in Italia, come ad esempio quella del 22 maggio 2017 n. 81 sulle misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato di cui ​al CAPO II, art.18 si parla proprio di Lavoro Agile. Inoltre, ricordiamo che ​tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile vi sono quelli inerenti “lavoro dignitoso e crescita economica” (goal 8), “cittá e comunità sostenibili “(goal 11).

Sono tematiche di grande rilievo. A tal proposito, come avete deciso di strutturare il progetto per raggiungere tali obiettivi?

Il progetto si svilupperà in tre fasi. Nel corso di questa prima fase, si è costituito un osservatorio di raccolta e analisi dati nel quale abbiamo coinvolto accademici e istituzioni che hanno voluto prestare il loro fondamentale supporto nell’elaborare i dati ottenuti tramite somministrazione di questionario. Contemporaneamente stiamo già organizzando i primi incontri con le aziende remote-friendly che si sono mostrate interessate al progetto. ​La fase successiva sarà improntata sull’advocacy che potrá contribuire al miglioramento degli effetti negativi derivanti dall‘emigrazione di massa di paesi del Sud verso quelli del Nord: vogliamo concretizzare la possibilità di ristabilire un ”work-life balance” sostenibile. Inoltre le aziende risparmierebbero ingenti somme in termini di affitti. Diversi studi sottolineano i potenziali vantaggi del lavoro a distanza per obiettivi sia per il datore di lavoro che per i dipendenti. Bisogna considerare il miglioramento delle competenze digitali dei lavoratori, della loro motivazione e di conseguenza della loro produttività, ma anche la riduzione degli straordinari e dei fenomeni di assenteismo (per le PA) e l’ottimizzazione dei costi. ​L’ ultima fase sarà a sostegno ai lavoratori. Oltre la creazione della nostra community, in cui, nel rispetto reciproco, si dialoga su questioni inerenti il south working, contribuendo alla stesura della cosiddetta “Carta del South Working”, che identifica valori e principi del ‘lavorare in smart working dal Sud’. Inoltre​, per concretizzare ulteriormente le prospettiva di lavoro agile, ​stiamo promuovendo la creazione di una rete di spazi di coworking​, integrandole a quelle già esistenti che preverranno le criticità causate dall’isolamento fisico.

Un progetto sicuramente complesso e ambizioso. Quali sono le vostre aspettative sul breve e lungo termine?

In questo periodo ci stiamo concentrando sulla creazione di una rete di soggetti interessati, tra cui interlocutori pubblici e privati. Nel breve termine desideriamo aumentare la consapevolezza su cosa può offrire il ‘south working e sull’esistenza di contratti di lavoro strutturati per tale scopo. Tutto ciò viene portato avanti tramite una ricerca campionaria (mediante il questionario che sta già circolando in modo diffuso) che possa chiarire in termini quantitativi e qualitativi il numero di soggetti interessati e coinvolti. Inoltre vogliamo costittuirci come forma giuridica e lanciare una piattaforma dove raccogliere tutti i contributi dei potenziali interessati. ​Nel medio termine vogliamo stimolare una collaborazione tra i soggetti interessati ​e puntare​, coinvolgendo i vari livelli di governance ​al miglioramento delle infrastrutture digitali necessarie a un lavoro sicuro ed efficiente, alla partecipazioni a bandi, nazionali ed europei per la creazione di spazi di coworking e per il miglioramento di quelli esistenti, nell’ottica di promuovere la coesione sociale, territoriale, la collaborazione e la partecipazione intergenerazionale. ​Infine, nel lungo periodo, immaginiamo di creare una maggiore flessibilità per una vasta gamma di lavoratori e lavoratrici​, anche a livello europeo, che potranno approfittare delle reti di soggetti già esistenti per una maggiore maggiore qualità della vita, una maggiore vicinanza alle proprie reti sociali e una maggiore mobilità. Noi di South working auspichiamo anche solo il trasferimento di una massa critica di soggetti che hanno esperienze di mobilità, poiché quest’ultimi, una volta stabilitisi nel territorio desiderato, ne migliorino il background di partenza e generino nuovi input.

South working, che a primo acchito sembra puntare l’attenzione sul Meridione e sulle tematiche di cui ormai si parla con frequenza (spopolamento, decrescita ecc ecc), si basa su una modalità di lavoro applicabile potenzialmente a diversi contesti e situazioni. Un progetto che spero si concretizzi al più presto.

Di seguito i riferimenti di South Working:

http://southworking.org
https​://www.facebook.com/southworking
https://www.linkedin.com/company/68235378/
https​://www.instagram.com/south_working/

Qui il link del questionario: https://forms.gle/1MFg8voKWDfp9DAT8

Eleonora Orfanò

Eleonora Orfanò

Laureata nel 2016 presso l’Accademia di Belle Arti di Catania in Comunicazione e Valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo, partecipo parallelamente a corsi e workshop inerenti il settore artistico-culturale. Ad oggi frequento il corso di laurea magistrale in Storia dell’arte e beni culturali, presso l’Università degli Studi di Catania continuando a coltivare i miei svariati interessi.

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