La Terra salvata dagli alberi – Ferrini, Del Vecchio, ed. Elliott – vuole essere uno strumento che ci spiega le tante buone ragioni per compiere questo gesto. Non è certamente il classico libro da ombrellone. A meno che il vostro ombrellone non sia la chioma di una quercia, una sequoia o per restare in area ragusana, un meraviglioso carrubo. Sotto l’ombra da loro offerta, noi potremo affrontare un libro del tutto scorrevole, pieno di informazioni e curiosità sparse. Un percorso che parte dai progenitori degli alberi che noi conosciamo e arriva fino al futuro, delineando le difficoltà a cui stiamo andando incontro e spiegando idee e azioni da mettere subito in pratica per limitare i danni e provare a salvare la situazione, trattando tutto con estrema semplicità e professionalità.

Il rapporto albero-uomo è mutato nel tempo. Se nell’antica Mesopotamia alberi sacri regnavano supremi sulle terrazze delle ziqqurat, nell’antica Grecia chi abbatteva un olivo era messo a morte. Per non parlare del ricorrente simbolismo presente nelle grandi religioni monoteistiche – il salice che si piegò a nascondere la sacra Famiglia dalle guardie romane, per fare un esempio. Poi col passare degli anni si è fatto a gara a chi aveva il giardino più sfarzoso – Versailles su tutti – oppure la collezione di piante esotiche più completa, premio ambito da molti nobili in età coloniale. Ma gli alberi e le piante in genere sono punto fermo nell’arte, dai primi pittogrammi alle moderne opere architettoniche come il Bosco Verticale di Milano, che possiamo immaginare come prima pietra ideale di un processo di rigenerazione urbana che vuole trasformare le city da “smart” a “green-smart” rendendole sostenibili.

E per fare ciò, bisogna partire da un gesto semplice: piantare alberi!

E questa sarebbe la soluzione a tutti i mali? Possiamo dire che si tratta di uno dei compiti più urgenti che possiamo portare a termine in breve tempo. Ma ovviamente non basta perché oltre alla quantità di alberi dobbiamo pensare alla qualità delle piante messe a terra e programmare con molta cura la loro gestione.

Occorre anche cambiare un po’ la nostra visione da cittadini e deve cambiare anche quella degli amministratori pubblici. Il verde urbano negli ultimi anni è stato più un peso sulle casse degli enti pubblici e non è mai stato visto come un investimento. Diversi studi universitari rivelano che per ogni Euro investito in verde urbano, si avrà un ritorno di 1.5-1.7 €, stime in salita se consideriamo le spese risparmiate in salute – aria pulita, attività all’aperto, riduzione di ansia e stress – e sicurezza pubblica.

Torniamo un attimo a noi, al nostro libro – che come avrete intuito tra le righe vi consiglio – e al fresco che l’ombra del grande carrubo ci sta donando in queste giornate di calura estiva. Guardate per un secondo la sua possenza, la sua grandezza, la sua bellezza. Pensate pure che se vostro nonno non avesse messo a terra quell’alberello 50, 100, 200 anni fa – e qui si parla di alberi monumentali, ma è un’altra storia e ci torneremo – voi adesso sareste al sole a sudare e non potreste godere dello spettacolo che generosamente questo gigante di radici, rami e foglie ci regala.

Quindi, perché non fare anche noi un regalo del genere ai nostri figli, nipoti e chi verrà dopo?

Piantare un albero è sempre una buona idea.

Michael Cabibbo

Michael Cabibbo

Ragusano, 30 anni, agrotecnico e laureato in agraria. Amante della natura, degli animali e dei viaggi, la maggior parte dei quali sono di fantasia. Cerco di non prendermi mai troppo sul serio.

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