Lunedì scorso la NASA, tramite una diretta sui suoi canali social, ha annunciato la scoperta sulla superficie lunare di molecole d’acqua intrappolate all’interno delle rocce che costituiscono il nostro satellite. La scoperta è arrivata grazie alle osservazioni di un telescopio molto particolare: si chiama SOFIA, è montato su un aereo invece di essere ancorato a terra, ed effettua le sue “fotografie” nell’infrarosso, in modo da studiare la composizione chimica degli oggetti che inquadra.

La regione della Luna che gli scienziati hanno analizzato si trova vicino al polo Sud lunare, e si chiama Cratere Clavius; la quantità d’acqua che gli scienziati stimano trovarsi all’interno delle rocce è tra le 100 e le 400 parti per milione per metro cubo… tradotto in linguaggio comprensibile, abbastanza per poter pensare di creare delle “miniere di acqua” da usare come riserva per delle basi lunari. L’origine di quest’acqua superficiale potrebbe essere l’impatto di comete o micrometeoriti costituiti da ghiaccio, che hanno bombardato il nostro satellite nel corso dei miliardi di anni della sua vita, oppure l’interazione della superficie con raggi cosmici che hanno alterato la struttura molecolare delle rocce; tuttavia, la prima ipotesi sembra molto più plausibile e verificabile.

L’importanza di avere molecole d’acqua sulla superficie della Luna, in un’ottica di colonizzazione del satellite per scopi scientifici, è fondamentale: fino ad ora, infatti, era stata scoperta acqua allo stato solido esclusivamente in crateri molto profondi, o nelle regioni polari. In entrambi casi, il prezioso liquido era difficilmente raggiungibile, e le eventuali missioni spaziali di studio o colonizzazione dovevano per forza essere fatte in questi luoghi inospitali.

Adesso, però, tutto potrebbe diventare più facile: se sarà possibile estrarre l’acqua dalle rocce in luoghi facilmente accessibili, sarà possibile creare delle vere e proprie basi sulla Luna, per poter studiare il nostro satellite molto più da vicino. Inoltre, d’ora in poi le missioni spaziali con astronauti a bordo non dovranno più caricare ingenti quantitativi d’acqua, ma porteranno soltanto quella necessaria al viaggio Terra-Luna; anche il carburante per i razzi potrà essere creato sulla Luna, a partire da idrogeno e ossigeno.

La Luna riserva continue sorprese a chi ha la pazienza e la dedizione di osservarla e studiarla; i tempi sono maturi per la missione Artemis, che (ri)porterà uomini e donne sulla Luna nell’ormai prossimo 2024.

Tommaso Garofalo

Tommaso Garofalo

Nato e cresciuto a Ragusa, alla fine del liceo impazzisce e decide di studiare Astrofisica a Roma, riuscendo pure a laurearsi. Amante di musica, videogames, libri, film, serie tv, scienza e altro ancora un nerd in piena regola, insomma!

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