“Avere rispetto dell’altro e, allo stesso tempo, proteggere noi per proteggere gli altri. Senza dimenticare i malati in ospedale che, in questo periodo così difficile, restano praticamente da soli, senza visite, con chi non è autosufficiente imboccato dagli operatori sanitari. Dobbiamo affrontare l’attuale difficile condizione con un nuovo galateo. E’ il messaggio che arriva dal direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute di Ragusa, il sacerdote Giorgio Occhipinti, in corrispondenza con l’entrata nel vivo della seconda ondata epidemica anche nell’area iblea. “Purtroppo – continua don Occhipinti – assistiamo all’aumento dei contagi e ci rendiamo conto che il virus è più vivo che mai. L’utilizzo della mascherina, in alcuni casi anche quasi 12 ore e più al giorno, deve considerarsi come se fosse una seconda pelle. Poi, i saluti a distanza, la corretta igienizzazione delle mani, evitare il contatto con le mucose del naso, degli occhi, della bocca. E, ancora, evitare luoghi con assembramenti, soprattutto se sono al chiuso. Tutte regole che conosciamo ma che non dobbiamo mai stancarci di ripetere perché solo così proteggiamo noi stessi ma anche e soprattutto gli altri”.

Don Occhipinti, però, punta l’attenzione su un altro aspetto. “Essendo questa la prima pandemia dell’era dei social – aggiunge il direttore – sempre più spesso si notano, nei vari profili, atteggiamenti che etichettano l’altro come un potenziale untore. In tutto ciò dimentichiamo l’umanità, l’umanizzazione delle cure. L’altro è il nostro prossimo, non possiamo vederlo come potenziale untore. L’altro non è una persona da tenere a distanza, quantomeno con gli atteggiamenti. Sì, evitiamo gli assembramenti; sì, adottiamo le limitazioni necessarie ma senza allontanare le persone. Non bisogna addossare alcuna colpa a chi è malato di Covid. Tutti, ricordiamo, possiamo essere potenziali portatori asintomatici. Quindi, niente accuse ma cerchiamo di vivere questo periodo con prudenza ma anche con vicinanza nei confronti degli altri. E’ questa la realtà che stiamo affrontando e dobbiamo farlo restando umani, sino in fondo”.

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