20 novembre 2020. Per la cronaca è la giornata mondiale dei diritti dei bambini e dei ragazzi; la giornata della Convenzione ONU del 1989, che rappresenta una pietra miliare nel percorso di riconoscimento, di tutela e di promozione di ciò che “spetta” e ciò che è negato ai nostri figli, ai figli di questo mondo. Per chi si occupa di infanzia e adolescenza questa data ha da sempre rappresentato un appuntamento, un’occasione per progettare, per proporre attività, per organizzare eventi pubblici. Da oltre vent’anni a questa parte è stato così anche per la Cooperativa L’Arca di Modica. Quest’anno non sarà così.

La pandemia ha reso questa nostra consuetudine inopportuna, improponibile. E’ a partire da questa ennesima limitazione che vorremmo condividere qualche riflessione. Non ci riteniamo così speciali da pensare che la nostra “assenza” provocherà un danno; il punto è un altro. Ci mancheranno i ragazzi!

Ci mancherà entrare nelle scuole, ci mancherà accostare tutti i banchi verso le pareti per fare spazio al gioco, alla parola, all’emozione. Ci mancherà ascoltare il punto di vista dei ragazzi, ci mancherà la loro elaborazione sui diritti, ci mancheranno le loro richieste di aiuto, le loro provocazioni. Ci mancherà il confronto con gli insegnanti. Ci mancherà ritrovarci nella suggestiva scalinata di  San Pietro per dare voce ai loro racconti, visibilità ai loro lavori. Ci mancherà la breve marcia che ci avrebbe condotto all’atrio comunale per fare festa insieme.

Il tema di quest’anno sembra essere proprio questo. La mancanza. Un tema trasversale, globale, infinitamente più grande di noi e drammaticamente difficile da affrontare. Il COVID 19 ha rivoluzionato così tanto le nostre vite che   tutte le “mancanze” che siamo costretti a subire sono passate in secondo piano, sono vissute come una conseguenza inevitabile, il prezzo che dobbiamo pagare fino a quando il vaccino metterà fine alle misure che regolano le nostre vite. Ma quando questo avverrà la “normalità” che vivremo sarà molto diversa da quella che ricordiamo.

La nostra riflessione parte proprio da qui. Dobbiamo entrare di più, e meglio, dentro questo presente così anormale per cercare di contenerne gli effetti negativi.

Per nostra missione, i bambini e i ragazzi sono i soggetti della nostra attenzione. E’ guardando a loro che ci accorgiamo di come stiano attraversando questo tempo con ansie e paure. Distanti gli uni dagli altri, percepiti come pericolosi, indisciplinati. Sovraesposti alla solitudine, agli schermi, all’indolenza. Chi li sta guardando davvero? Chi sta entrando nel loro mondo emotivo? Chi si sta assumendo la responsabilità di aprire la porta della loro apparente tranquillità? Della loro aggressività? Della loro passività? Della loro insubordinazione? Quando e con chi parlano di tutto quello che gli sta accadendo? Quando e con chi parlano di futuro? Domande che non vogliono per nulla essere un atto di accusa verso il mondo degli adulti, impegnati anche loro ad affrontare una crisi senza precedenti; ma domande che abbiamo il dovere di porre, perché dentro le relative risposte si gioca una partita delicata, il cui risultato inciderà significativamente sulla qualità della vita delle nostre famiglie, dei nostri quartieri, delle nostre scuole, delle nostre città.

E’ avendo nella testa e nel cuore questi pensieri che abbiamo deciso di trasformare il 20 novembre di quest’anno da appuntamento a punto di partenza. Non una giornata per celebrare i diritti, ma la giornata da cui iniziare a ricostruirli per un anno intero. Ci concentreremo sui pre-adolescenti, in particolare sugli alunni delle scuole medie. A breve faremo pervenire agli istituti scolastici un questionario, formato da poche domande, che dovrà essere compilato dagli studenti. Tale questionario avrà il duplice compito di:

– sollecitare una riflessione sui sentimenti e i vissuti che i ragazzi stanno sperimentando: cosa sta significando la pandemia, cosa ha provocato nelle loro vite, cosa fanno, in cosa credono…

– raccogliere informazioni sui bisogni e sulle esigenze che restano inespresse e che richiedono risposte solerti da parte degli adulti.

Non appena sarà possibile li incontreremo, daremo loro spazio e tempo per esprimersi, per elaborare, per affrontare sfide e disagi. Nel contempo costruiremo le condizioni perché questo “spazio” di partecipazione diventi stabile, strutturato; diventi luogo vero, reale, a disposizione di chi vorrà fruirne. Adulti compresi. Un “luogo” che verrà fuori dalla mediazione fra desideri, bisogni e possibilità concrete. Di sicuro chiediamo fin d’ora tanto aiuto! Chiederemo aiuto alla scuola, perché ci consenta di “entrare” e di lavorare con i ragazzi e con gli insegnanti. Chiederemo aiuto alle famiglie, perché insieme a noi sperimentino il complicato, meraviglioso equilibrio tra il contenere e il lasciare andare. Chiederemo aiuto alle Istituzioni, al Privato sociale, alle Imprese, perché collaborino, sostengano, progettino insieme a noi.

Da tempo, all’interno della cooperativa L’Arca, ci diciamo di dover fare qualcosa per gli adolescenti. Riteniamo che non ci sia più tempo da perdere. Siamo convinti fermamente che occuparsi delle emozioni, dei diritti e dei bisogni dei ragazzi significa incidere profondamente sulla loro serenità e, in seconda istanza sulla resa scolastica; vi chiediamo pertanto una sentita partecipazione.

Buon 20 novembre a tutti, e arrivederci al 2021; sperando di aver costruito per allora più diritti e nuove opportunità insieme ai nostri ragazzi.

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