Ti è mai capitato di essere di cattivo umore, passare una pessima giornata, avere una confusione in testa tale da rovinarti un evento che aspettavi da tempo o magari rovinarlo a qualcuno che ti sta accanto? Quelle descritte sono situazioni largamente diffuse nella società “fast e smart” in cui viviamo oggi e che sono sotto la lente di ingrandimento di sociologi, psicologi ed esperti vari che ci propongono soluzioni via via diverse per toglierci di dosso un po’ di quelle tossine che il nostro vivere produce. E che quando si accumulano possono far danno.

Adesso chiudi un attimo gli occhi e immaginati all’interno di un bosco. Prova a toccare le ruvide cortecce, sentire il profumo delle foglie, ascoltare il fruscio del vento tra i rami. Bello, vero? E scommetto che ti senti anche un po’ più calmo adesso. Questo è l’effetto di una pratica, pensata e studiata in Giappone negli anni 80, denominata Shinrin-yoku, letteralmente “bagno nella foresta”. Il forest bathing è un’idea che nasce già da Ippocrate, il quale ipotizzava che “la vita umana è sempre legata alle forza della natura e che la natura deve essere trattata da alleata.”

Da lì in poi molti sono stati gli studiosi che hanno voluto approfondire le motivazioni per cui stare nel verde fa bene. I chimici dicono che gran parte del merito dell’azione benigna di alberi e arbusti è dovuta ai terpeni, biomolecole che se inalate con le giuste dosi fungono da calmanti e antidepressivi. C’è invece chi dice che il verde fa bene proprio perché è verde, un colore che da sempre l’uomo ha legato alla speranza e alla rinascita – occhio che qui potremmo cadere anche nel verde invidia eh! -. I religiosi affermano che stare nella natura rinnova in qualche modo il contatto col creatore e godere della sua opera non può che farci del bene. Tante riflessioni che conducono allo stesso finale, ovvero che erbe, fiori, frutti, arbusti ed alberi ci regalano benessere.

Ma chi non può andare per boschi, può godere di questi benefici? Ovviamente sì. Con diverse modalità. Parchi e giardini pubblici hanno proprio questo ruolo in ambito strettamente urbano. Non nascono esclusivamente per gusto estetico ma possono essere paragonati a dei rifugi in cui è possibile ricaricare le batterie durante quelle giornate “blu”. Oppure basta pensare alla soddisfazione che ci dà il nostro balcone o terrazzo quando fiorisce. Più i nostri vasi sono belli, più noi ci sentiremo soddisfatti e felici.

E proprio per questo collegamento, negli anni sono stati svolti numerosi studi che hanno portato alla creazione della “Horticural therapy”, una serie di pratiche di gestione di orti o aiuole di comprovata efficienza in accostamento a percorsi di riabilitazione per soggetti con problemi di dipendenza o sostegno per chi soffre di difficoltà di apprendimento.

Che sia un bosco, un giardinetto, un vaso fiorito il verde ci regala del benessere del tutto gratuito chiedendo in cambio solo un po’ di cura, di pazienza e di rispetto. Investimenti che tutti dovremmo essere disposti a fare.

Michael Cabibbo

Michael Cabibbo

Ragusano, 30 anni, agrotecnico e laureato in agraria. Amante della natura, degli animali e dei viaggi, la maggior parte dei quali sono di fantasia. Cerco di non prendermi mai troppo sul serio.

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