“Secondo me non si può dire di aver veramente visto una cosa finché non la si è fotografata”.
-Emil Zola 1901-

Oggigiorno se un momento generico non venisse pubblicato su Facebook, Twitter e Instagram e taggato con degli appositi e studiati hashtag, per molti non esisterebbe nemmeno.
Uno tra gli interessi principali della società odierna è quello di mostrare ad altri, attraverso una foto, la propria vita molte volte falsata e di farla commentare e giudicare attraverso i “mi piace” dei quali siamo dipendenti.
Questo progetto nasce con l’obiettivo personale di contestualizzare alcuni momenti di vita condivisi in rete, grazie all’analisi soggettiva dell’uso dei social media.
Al giorno d’oggi, migliaia di persone su Instagram scattano foto per inventare una nuova identità per se stessi; la mia ricerca fotografica parte proprio da quest’affermazione.
Il mio obiettivo sarà quello di identificare attraverso la fotografia vari momenti di vita condivisi sui social, spesso falsificati e completamente diversi dalla realtà della persona.
Vite “perfette” che poi in realtà risultano banali e in alcuni casi raccontano una realtà fittizia costruita appositamente per la “messa in scena” senza, ovviamente, svelare cosa vi è dietro.
Il ritaglio e il filtraggio accurato possono rendere le vite più sorprendenti e fissare standard per niente realistici.
Scatti artificiosi senza la minima cura dell’osservazione di ciò che sta succedendo intorno.
Facendo tutto ciò, sfortunatamente, il problema non si ritorce solamente contro le persone che “fingono una realtà diversa da quella vissuta” ma è decisamente dannoso anche ai vari follower, ovvero tutti gli “spettatori” che guardando queste foto non analizzano la situazione complessiva, preferendo maggiormente una visione passiva di massa e magari sprecano le loro energie personali per cercare di somigliare o avere la vita di qualcun altro.
La società odierna ci vuole veloci e mira alla perfezione dell’apparire e non dell’essere e ci aiuta attraverso vari mezzi a mascherare cosa sta realmente succedendo e cosa realmente siamo, una “triste realtà rosa” che sappiamo benissimo non essere veritiera ma che ci piace, perché così abbiamo la possibilità di mostrarci più interessanti e magari di riuscire ad avere varie approvazioni da parte di un pubblico più vasto.
Siamo troppo impegnati ad apparire tanto da non riuscire a fermarci un attimo, riflettere e renderci conto a cosa stiamo realmente andando in contro.
Le immagini da me proposte saranno dei veri e propri “tableau vivant” ovvero, una messa in scena raccontata attraverso dei dittici, composti da due foto; mentre la prima rappresenterà una pubblicazione fittizia su un social accompagnata da una descrizione necessaria alla fruizione; la  seconda, invece, simboleggerà la contestualizzazione in un ambiente reale dell’immagine precedente attraverso un campo largo, quindi verrà allestito tutto ciò che vi sta dietro lo scatto e che per la maggiorparte delle volte non rispecchia pienamente quest’ultimo.
La prima foto verrà modificata, simulando l’aiuto delle varie applicazioni e filtri presenti nei nostri smartphone mentre la seconda farà affidamento alla realtà.
In conclusione, dopo un’ analisi approfondita sugli aspetti della presenza ed assenza, e sullo sdoppiamento umano tra realtà virtuale e non, il mio invito nei confronti del fruitore è riflettere in maniera personale riguardo il proprio rapporto con la rete ed in particolare con i social così da decidere se recitare la parte principale di attore della propria vita o quella di un generale spettatore.

Leandra Russo

Leandra Russo

Classe 92. Fotografa e amante dell'arte.
Attenta osservatrice, catturo emozioni per crearne dei contenuti.

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