Un voto affinchè il Castello Santapau di Licodia Eubea possa entrare tra i “Luoghi del Cuore” FAI. Il Fondo per l’Ambiente Italiano infatti ha lanciato la decima edizione del censimento dei luoghi italiani da non dimenticare, affinchè possano essere oggetto di interventi significativi, e l’Archeoclub licodiano, che già da tempo si dedica al complesso, si sta muovendo per raggiungere l’obiettivo, a cui ognuno di noi può contribuire con il proprio sostegno virtuale. “Siamo presenti sul territorio dal 1982” ci spiega Gregorio Giarrusso, uno dei volontari, “e da allora l’associazione porta avanti ogni anno tutta una serie di manifestazioni culturali e di progetti allo scopo di salvaguardare il patrimonio culturale. Dal 2011, insieme ad Archeovisiva, ogni anno organizziamo a Licodia la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, un festival cinematografico per la divulgazione dell’Antico. Nel 2012, per il trentennale dell’Associazione, abbiamo consegnato alla cittadinanza la chiesa del monastero di San Benedetto e Santa Chiara, recuperata grazie al lavoro di volontariato. Ci stiamo dedicando più specificatamente al castello da circa due anni. Abbiamo avviato una serie di studi sulla collina che, come afferma Paolo Orsi, è identificabile con l’acropoli dell’antico centro indigeno ellenizzato. Oggi sul colle sono presenti le rovine del castello distrutto dal terremoto dell’11 gennaio 1693 e da allora mai più ricostruito e indagato. Attraverso l’iscrizione della collina fra i “Luoghi del cuore” vorremmo concretizzare la possibilità di avviare dei progetti di valorizzazione al fine anche di intervenire sulle strutture rimaste e di avviare una indagine archeologica seria sull’intera area che contiene una stratificazione millenaria.”

Il Castello Santapau rappresenta una delle opere, nel suo genere, più significative presenti in Sicilia, che durante il periodo paleocristiano e tardo antico, nei pressi della collina, venne rimaneggiata e trasformata in sepolcreti e piccole catacombe. Intorno all’VIII secolo d. C. i bizantini, per contrastare gli incessanti assalti dei Musulmani che a partire dal VII secolo avevano iniziato a saccheggiare le città costiere dell’Isola, costruirono, sulla sommità del massiccio roccioso, l’antica fortezza, di cui oggi rimane il paramento murario esterno e l’agglomerato cementizio al suo interno, tipico del sistema costruttivo adottato nell’Isola durante la dominazione bizantina. Distrutta dai Musulmani, il sito venne denominato col nome di al Kudyah (la collina), come si desume dal toponimo moderno di Licodia. Le prime fonti scritte che menzionano il castello risalgono al 1272, momento in cui gli Angioini, dopo la conquista dell’Isola, redassero un elenco delle fortezze presenti in Sicilia. Durante la presenza francese nell’Isola, il castello e le terre di Licodia passarono dalla fazione angioina a quella aragonese a seconda delle alterne vicende, fino al 1393. Quando, dopo le sanguinose lotte tra Catalani e Latini, che portarono in Sicilia al governo il duca Martino di Montblanc, il castello venne affidato a Ughetto Santapau, componente della nobile famiglia Catalana, giunta in Sicilia a seguito dei Martino. I Santapau ressero le sorti di Licodia fino al 1618, quando l’ultima Santapau, Donna Camilla, a seguito della sua morte, lasciò il marchesato di Licodia al figlio Vincenzo Ruffo Santapau. Vincenzo Ruffo preferì vivere a Napoli, da dove arrivavano opere d’arte di artisti napoletani, che oggi in parte si conservano nelle chiese di Licodia Eubea; morì a Napoli il 22 giugno 1632. I Ruffo, comunque, non vissero nel castello di Licodia, ma preferirono vivere altrove. L’undici di gennaio del 1693 una terribile scossa di terremoto distrusse molte città e paesi della Sicilia sud orientale, tra cui Licodia e l’antico maniero, testimone di un passato che ancora oggi in parte si conserva e che attende che di essere svelato.

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